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Giuseppe Dossetti. Due anni a Palazzo d'Accursio. Discorsi a Bologna 1956-1958.
R. Villa (a cura di) - Aliberti editore, Reggio Emilia 2004, € 16,90
Di Luigi Giorgi
Il libro di Villa apre un’importante finestra su uno degli aspetti forse meno conosciuti della vicenda politica di Giuseppe Dossetti e cioè la sua esperienza amministrativa bolognese, sia pure tra i banchi della minoranza.
Il volume ripropone con attente e puntuali "glosse" gli interventi del professore reggiano nei suoi due anni di permanenza fra gli scranni della sede comunale di Palazzo d’Accursio.
Alcuni di questi discorsi sono già noti, come quello sulla crisi ungherese e sui fatti di Suez, altri invece sono inediti e ci restituiscono tutto l’impegno di Dossetti in questa sua esperienza, dagli argomenti più importanti a quelli apparentemente meno rilevanti.
L’autore mostra interesse oltretutto per gli interventi di innesco e di risposta alle prese di posizione dossettiane. Particolare cura è data anche alla ricostruzione delle biografie personali dei vari interlocutori del professore reggiano, cosa che ci permette di ricomporre anche il clima e l’ambiente nel quale si collocava l’opera di Dossetti. Questo ci consente anche di identificare meglio i vari "avversari" o gli "alleati" di quella particolare vicenda, togliendoli dallo sfondo di una citazione approssimativa.
La contestualizzazione e il commento più completo dell’esperienza dossettiana in quella situazione, dalla precedente campagna elettorale, fino agli intenti di Dossetti in consiglio comunale è fornito invece dalla ricca e raffinata introduzione di Paolo Pombeni.
Il professore bolognese coglie con lucidità e puntualità molti argomenti sia della vicenda politica passata di Dossetti, quella che va dal ’45 al ’51, sia gli sviluppi della vicenda felsinea nelle prospettive date dalla campagna elettorale e dalla presenza di Dossetti fra i banchi della minoranza consigliare.
Pombeni analizza e pone interrogativi che meriterebbero una trattazione a parte: da chi venne la scelta della candidatura di Dossetti? Quale dunque il ruolo di Lercaro? Dossetti rispose soltanto ad un dovere di obbedienza o scorse comunque in quella proposta la possibilità di riproporre un discorso politico valido per i cattolici italiani? Quali i fini del suo impegno nel contesto amministrativo?
Vengono proposte diverse modalità di lettura dell’esperienza bolognese, cogliendo come Dossetti ponesse in questa competizione una questione fortemente cattolica ancora prima che democristiana.
Per Pombeni in definitiva il professore reggiano non aveva: <<nella sua obbedienza, assunto per sé un obiettivo politico, ma la ricerca di una verifica essenziale: se fosse vero che il problema della mancata realizzazione di una "egemonia cattolica"derivava da un cattivo uso delle forme politiche, da un incompleto utilizzo delle risorse ideali a disposizione del cristianesimo e soprattutto se fosse veramente possibile ricostruire una societas christiana e non semplicemente essere la massa di sostegno del sistema liberale che dominava da un secolo in Europa>>.
Il libro di Villa in definitiva ha il merito di contribuire ad una ricostruzione non solo della vicenda dossettiana ma anche della storia della Repubblica.
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