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Eretico e profeta. Ernesto Buonaiuti, un prete contro la Chiesa
G. Guerri - Mondadori, Milano, pag. 320, lire 34.000
Questo di Guerri è uno dei pochi profili biografici di Ernesto Buonaiuti. C’è da chiedersi subito come mai, dalla sua morte nel 1946, un personaggio tra i più importanti e rappresentativi della storia dell’Italia contemporanea, ha avuto una così scarsa fortuna editoriale.
Sul modernismo italiano, di cui Buonaiuti, fu uno dei leader più prestigiosi, gli studi sono ormai tanti e consistenti, basti pensare a Scoppola, Zambarbieri, Guasco, Bedeschi. E sono solo i primi nomi che vengono in mente.
Su Buonaiuti questa produzione scientifica si restringe, come a segnare un disagio e una perplessità non ancora superata e della cultura laica e di quella cattolica.
La cultura laica sconta insieme un ritardo e un abbaglio nell’analisi del movimento modernista. Per tutti l’atteggiamento superficiale e liquidatorio di Croce e Gentile. Ma pesa anche il greve compromesso dell’immediato dopoguerra che impedì a Buonaiuti di ritornare all’amatissima cattedra universitaria romana per le resistenze della Santa Sede.
Per la cultura cattolica il modernismo è rimasto un tormento. Singolare, tra le tante, la vicenda di don Giuseppe De Luca, evocata magistralmente da Luisa Mangoni, ma che andrebbe approfondita. Il modernismo rimase lo scoglio ora affiorante ora sommerso con cui dovettero battagliare le intelligenze più inquiete. La lotta ottusa e spietata della Santa Sede fu qualcosa di più della mera difesa dell’ortodossia, fu la lotta contro una paura profonda, la percezione di una domanda irrisolta e forse irrisolvibile. Quante domande "moderniste" sono oggi diventate senso comune? Quanto "modernista" è stato il Concilio Vaticano II? Sono le domande che si pone anche l’ultima parte del volume di Guerri. Ecco, per capire questa sorta di "grande imbroglio" della storia religiosa italiana, una personalità come quella di Buonaiuti resta centrale. Andrebbe ricostruita la molteplicità delle relazioni, delle amicizie, delle esperienze che fanno di Buonaiuti un personaggio indispensabile per capire la storia successiva. Qual è stato l’impatto di Buonaiuti nella cultura religiosa dei primi decenni del ‘900? Questo breve profilo di Guerri non porta a tanto. Lo stesso sottotitolo del volume è per molti versi fuorviante. Le riflessioni di Ranchetti sui limiti "ecclesiastici" della lotta di Buonaiuti sono da approfondire. Buonaiuti rimase a suo modo "prete romano" e figlio della Chiesa Cattolica Romana. Questa la sua originalità e forse il suo limite. Ma questa fedeltà segna anche la sua presenza profonda nella cultura religiosa del 900 italiana.
La strada aperta da Guerri andrebbe percorsa con altri strumenti, altra sensibilità, altre domande. Già questa esigenza indica l’utilità del volume. Senza attraversare in profondità Buonaiuti non faremo mai i conti bene con la nostra storia.
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