Un cristiano sul trono di Pietro
Autori Vari - Editori Servitium 2003

Di Giovanni Bianchi
Nell’ormai vasta bibliografia su Papa Giovanni un posto a sé occupa un libro, Un cristiano sul trono di Pietro. Studi storici su Giovanni XXIII, delle edizioni Servitium, a cura della Fondazione per le Scienze Religiose di Bologna e promosso dall’abbazia di S.Egidio di Fontanelle Sotto il monte, focolare di padre David Maria Turoldo, e delle ACLI bergamasche. E’ un libro scritto a più voci, in gran parte affidato a storici come Alberto Melloni, Andrea Riccardi, Agostino Giovagnoli, per non citare che alcuni; in parte, la minore, ma non la meno importante, affidata a due voci fuori dal coro degli storici, quella del Teologo Giuseppe Ruggeri e dell’abate di Bose Enzo Bianchi.

Vorrei partire proprio da questi ultimi scritti perché mi sembrano dare le chiavi interpretative dei saggi storici veri e propri.

Il saggio di Ruggeri ha un titolo emblematico: esiste una teologia di Papa Giovanni? Prima di rispondere a questa domanda che avrebbe stupito lo stesso Ronacalli che si considerava un pastore e non un teologo, bisogna intendersi su cosa voglia dire teologia. "Considerare teologia solo la riflessione critica sulla fede, con la nota di razionalità scientifica come suo proprium sarebbe gravemente miope… Resta da chiedersi se questa teologia non sia troppo debitrice della cesura tra teologia e santità, teologia e preghiera, e non debba, quindi, essa stessa rivolgersi a quell’altra teologia, quella dei grandi pastori spirituali e ritrovare ispirazione creatrice" (254) La teologia di Giovanni XXIII si presenta "come un tessuto sapienziale, come un insieme di coordinate forti e costanti, in cui il mistero cristiano mostra la sua vitalità intima, capace di dare senso all’esperienza umana" (255). Quali sono queste coordinate costanti? Ruggeri ne individua cinque: innanzitutto il vescovo come pastore, dove si recupera la tradizione tridentina ma in senso nuovo; poi la sostanza del mistero pastorale come trasmissione delle Scritture e più precisamente del Messale e del Breviario posti in continuo rapporto con il calice dell’eucarestia. "E’ impossibile avvicinarsi alla teologia di Roncalli se non se ne coglie il luogo di coltura che è la liturgia di un cristiano e di un prete abituato quotidianamente alla recita del breviario e alla celebrazione della Messa" (259). La terza costante della teologia di Giovanni XXIII è la visione storico salvifica di Cristo. "Il Cristo sempre splendente nella storia e nella vita" (259) dopo duemila anni di cristianesimo. La quarta costante riguarda la visione della Chiesa come "fontana e giardino e non come museo". "Senza questa visione dinamica della Chiesa, che aspetta sempre una nuova pentecoste è impossibile comprendere il significato dell’aggiornamento, che è il programma di rinnovamento in risposta alle esigenze del momento presente, perché il Vangelo appaia sempre nella sua vitalità e nella sua giovinezza. L’aggiornamento è il modo in cui Roncalli intende la riforma della Chiesa" (260) Infine la storia "come luogo nel quale, attraverso le speranze degli uomini, è possibile leggere il futuro che Dio riserva all’umanità" (261) In questo si evidenzia la differenza tra la visione di Giovanni XXIII e quella che aveva dominato la Chiesa negli ultimi cento anni, che vedeva solo il lato negativo e distruttivo della storia moderna e contemporanea.

Il saggio di Enzo Bianchi, L’eloquenza della santità, si apre con una affermazione che conferma e approfondisce l’analisi di Ruggeri. Papa Giovanni è stato un teodidatta: "Nella grande tradizione della Chiesa il vir Dei appare come un uomo guidato e ammaestrato direttamente da Dio, dotato interiormente di una untio magistra dello Spirito Santo" (277) Enzo Bianchi colloca la figura di Roncalli nella cultura e nella spiritualità della Chiesa della prima metà del secolo e individua alcune caratteristiche della spiritualità del futuro Papa. "All’inizio del XX secolo era una prassi diffusa e cistante nel mondo cattolico quella di dare direttive congiunte a chi giungeva all’adolescenza: leggere l’Imitazione di Cristo e iniziare a tenere un diario spirituale in cui annotare con cura il proprio itinerario" (280) L’abate di Bose si addentra in una analisi assai fine dell’importanza dell’Imitazione di Cristo nella maturazione spirituale del giovane Roncalli. L’altro grande riferimento della sua spiritualità è il rapporto con la Scrittura. Enzo Bianchi segue la crescita di questo rapporto: "Rileggendo il Giornaler dell’anima sono sempre più convinto che questa ruminatio sia la fonte per eccellenza dell’itinerario spirituale di Roncalli, il quale non appare mai debitore, se non occasionalmente, di Ignazio di Loyola, di Alfondo de’ Liguori, di Francesco di Sales, degli autori cioè dominanti la spiritualità del suo tempo. Anche per questo Roncalli differisce da altri testimoni spirituali suoi contemporanei e nel suo rapporto con la Scrittura si avvicina piuttosto, anche se in modo diverso, a Charles de Foucauld"(285)

Il terzo grande riferimento della spiritualità roncalliana viene individuato nella liturgia e nello studio dei Padri. Anche qui si assiste ad una maturazione progressiva: "Con il passare degli anni le risonanze sono sempre più quelle scitturistiche, provenienti dalle letture e soprattutto dal salterio, mentre le pratiche devozionali risultano quasi assenti… Fede e liturgia abbisognano solo della Parola" (285) Tratto proprio di questa intensa spiritualità è la semplicità e la carità: "La rinuncia alla condanna in favore della misericordia, l’essere pater e pastor piuttosto che pater et dominus , l’andare verso gli altri con l’affetto e non col flagello, la distinzione tra errore ed errante e, di conseguenza, la dilelectioerrantium accanto alla condanna dell’errore, la preoccupazione più grande per ciò che unisce rispetto a ciò che divide, la verità e la giustizia che conducono alla carità, la bontà paziente e longanime che arriva più in là del rigore e del frustino" (288)

Queste chiavi di lettura teologiche e spirituali sono indispensabili per cogliere tutto il valore dei saggi storici del volume che trattano due aspetti fondamentali della vicenda di Roncalli: la formazione e la sua esperienza di "diplomatico vaticano" in Bulgaria prima, in Turchia e Grecia poi.

Il primo aspetto è trattato fa Lucia Butturini. Di particolare interesse è l’avventura romana di Roncalli, ancora giovane chierico al Seminario Romano, dove si trova in contatto con personalità come quella di Buonaiuti. Sono contatti importanti che documentano "la percezione netta della necessità di rinnovamento della cultura cattolica attraverso la conciliazione tra scienza e fede, tra ideali democratici e laici e cattolicesimo sociale" (17) E’ soprattutto l’orientamento dell’episcopato americano ad attirare l’attenzione del giovane Roncalli. Era l’urgenza di una apertura al mondo moderno pur nella continuità della Tradizione. Si trattava di una percezione dinamica della realtà ecclesiale caratterizzata da un atteggiamento positivo verso la storia. "La dialettica tra fede e critica non è vissuta da Roncalli in modo drammatico: l’ottimismo e la fiducia nella conciliabilità tra fede e progresso prendono il sopravvento velando la coscienza di un potenziale contrasto" (22) Quando questo contrasto si farà drammatico, con l’ascesa al soglio pontificio di Pio X, Roncalli esprime tutta la sua fiducia alla Chiesa, distanziandosi tuttavia dalle esasperazioni della repressione antimodernista.

Tornato nella sua Bergamo Roncalli diventa segretario di Radini Tedeschi, uno dei vescovi più aperti e impegnati del tempo, attraverso cui si apre alla problematica sociale, e alla necessita dell’impegno dei cattolici. Ma pure di questo periodo è la scoperta della storia e l’uso del metodo critico attraverso lo studio di due grandi personaggi: il Cardinal Baronio e San Carlo Borromeo. Roncalli sceglie come punto di riferimento il Concilio di trento, ma lo guarda con occhi completamente diversi. Il Concilio di Trento diventa il Concilio del rinnovamento cattolico, l’origine di una nuova pastoralità, di una rapporto aperto con la storia ad esso contemporanea, fatto di nuove esperienze religiose e di nuove figure di santi. La lezione romana sempre trovare in questo lungo sguardo storico un approdo profondo e interiore che coniuga l’obbedienza alla Chiesa con la libertà del cristiano.

Buona parte del volume è dedicata, come ho detto, all’esperienza diplomatica di Roncalli. Vi si cimentano Andrea Riccardi, Agostino Giovagnoli e Valeria Martano. Nel 1925 Roncalli giunge come visitatore apostolico in Bulgaria, doveva essere una esperienza breve, durerà invece dieci anni. Nel 1935 diviene delegato apostolico in Turchia e Grecia, vi rimarrà fino al 1944, quando approderà alla Nunziatura parigina. Venti anni lontano dall’Europa. I saggi si soffermano a lungo su questa esperienza apparentemente "minore" di Roncalli e che è invece fondamentale per comprendere l’azione del Pontefice. In questo sta anche l’originalità del volume: rintracciare in questi faticosissimi anni le esperienze che porteranno al Concilio. Matura in questo periodo quello che possiamo definire l’ecumenismo di Roncalli. Si attua una conoscenza diretta con la profondità della tradizione ortodossa, con i processi di laicizzazione e secolarizzazione della società che limitava l’azione religiosa, conoscenza infine del mondo ebraico.

Ciò che caratterizza l’atteggiamento di Roncalli è la cordialità, il gusto dell’incontro personale, l’attenzione e la curiosità verso l’altro, una attenzione fiduciosa, tesa sempre a cogliere ciò che unisce piuttosto che quello che divide. Diceva alla piccola comunità cristiana di Instanbul: "comprendo bene che diversità di razza, di lingua, di educazione, contrasti dolorosi di un passato cosparso di tristezze, ci trattengono ancora in una distanza che è scambievole, non è simpatica, spesso è sconcertante.. Miei cari fratelli e figlioli, io debbo dirvi che nella luce del Vangelo e del principio cattolico, questa è una logica falsa" (109)"Prepareremo l’unione con la preghiera, con la carità con la prudenza" (113) Roncalli è colpito dal volto cristiano della Chiesa ortodossa, dei suoi vescovi e dei suoi fedeli. Sa che i cattolici debbono coabitare con loro come cristiani. Per questo non conduce azioni di proselitismo. L’esperienza "diplomatica" di Roncalli matura interiormente la sua pastoralità, ne allarga gli orizzonti, ne approfondisce i rapporti.

Il volume, lo si è detto, si ferma alle soglie del Concilio. Ci narra la lunga maturazione dell’uomo che trovò il coraggio e la determinazione di indirlo tra le diffidenze di molti. Forse noi avremmo aggiunto anche uno studio sui rapporti tra la Santa Sede e Roncalli. Non fu un uomo amato e apprezzato dai suoi superiori, la sua vicenda è per molti versi strana e straordinaria, cresciuta nell’umiliazione e spesso nella solitudine, secondo il motto "Dio è tutto, io sono nulla". Un cristiano sul trono di Pietro, come dice il titolo, parafrasando una bella espressione Hannah Arendt che riassume il senso interiore di questo bel volume.

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