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Gesù è in ascolto
meditazione di Pino Stancari
capitoli | Una conoscenza interiore di Gesù | Contesto pastorale e contesto ecclesiale | L'' "oggi" | L'ascolto | La visione | Il cuore, il volto, la mano
Una conoscenza interiore di Gesù
Il nostro proposito sarà quello di raggiungere una conoscenza interiore di Gesù. Dicendo "interiore" non escludiamo l'impegno per una conoscenza oggettiva e storicamente documentata di Gesù. Anzi, tutta l'elaborazione espressa fino ad oggi dalle scienze filologiche, letterarie e umane, può aiutarci in questo nostro tentativo di conoscenza, ma il nostro obiettivo è quello, e solo quello, di prendere contatto con la persona di Gesù.
Questo suppone, in modo inequivocabile, il passaggio attraverso la conoscenza che di lui hanno avuto i suoi discepoli. Per conoscere Gesù è necessario che anche noi ci facciamo suoi discepoli. Non c'è e non ci sarà conoscenza di Gesù che non sia maturata interiormente. Gli stessi scritti del N.T. sono il prodotto letterario di un’esperienza interiore di lui. Ciò che importa, per noi, è prendere confidenza con le pagine della Scrittura attraverso un atteggiamento di disponibilità a recepire quanto leggiamo. Siamo infatti in ascolto di messaggi, che esprimono la conoscenza che i discepoli del Signore hanno avuto di lui, di Gesù, il Vivente.
L'esperienza viva di quello che fu l'incontro con il Signore, di quello che è andato maturando dopo la sua Pasqua di morte e resurrezione, è stato poi depositato in uno e più scritti del N.T. E tutto proprio per aiutarci a fare la loro stessa esperienza interiore di Gesù. Questo è il solo scopo per cui sono stati scritti i Vangeli: indicarci chi è Gesù e come possiamo riconoscerlo ed entrare in contatto con Lui. torna su
Contesto pastorale e contesto ecclesiale
Ogni vangelo è il frutto di un’elaborazione teologica e catechetica. Essa rinvia ad un contesto ecclesiale e pastorale vivo, nel quale l'evangelista è inserito quale collaboratore al servizio della evangelizzazione.
Il "contesto ecclesiale" è l'ambiente circoscritto di una comunità ecclesiale; il "contesto pastorale" è l'esser presente di quella comunità di credenti nel mondo, con tutta la varietà e complessità di elementi che concorrono a precisare la sua identità.
Il servizio affidato ai discepoli del Signore per l’evangelizzazione li inserisce nel contesto del mondo, nei tempi e negli spazi della storia umana.
Luca, come tutti gli altri evangelisti, offre uno strumento catechetico alla comunità dei discepoli, affinché possa confermarsi nel proprio impegno pastorale ed esprimersi a seconda delle necessità. Il suo è un rivolgersi, attraverso la comunità dei credenti, e al di là di essa, a tutti gli uomini di questo mondo.
Tuttavia, Luca, come gli altri evangelisti, svolge questa sua funzione e servizio nel momento stesso in cui testimonia la sua conoscenza interiore di Gesù. Suo unico proposito è quello di annunciare ciò che in lui è maturato dall'esperienza con il Signore.
Non esiste una pastorale, così come un'impresa che si chiama evangelizzazione se queste non coincidono con la testimonianza della propria conoscenza di Gesù.
Evangelizzare il mondo non significa nient’altro che esprimere, con linguaggio anche informe, fors'anche scadente, tale conoscenza viva di Gesù. Questa è la chiave per comprendere in pieno la verità delle Sacre Scritture.
Noi siamo raggiunti da questi scritti. Lo siamo nella misura in cui interferiamo con la testimonianza degli autori. Anche questo è evangelizzare. torna su
L'"oggi"
C'è un grande quadro al cui interno si sviluppa la catechesi di Luca: una grande visione della storia umana. Il nostro evangelista è definito il " teologo della storia ". La storia umana è stata visitata ". Dio ha visitato il mondo, e là dove la visita si è compiuta, tutta la storia si è ricapitolata, ha trovato la propria attualità.
Due scene in particolare aprono e chiudono il racconto ed esse si richiamano vicendevolmente: il battesimo di Gesù ( cap. 3,22 " il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea "), e l'ascensione di Gesù al cielo, quando ( Atti 1) una nuvola copre il cielo e colui che è salito non è più visibile.
Il cielo si è aperto, il cielo si è chiuso. Dentro questi due momenti c'è stato un contatto, un bacio tra cielo e terra. Così già si era espresso il salmista: il cielo e la terra si sono baciati. La visita di Dio si è compiuta, la storia umana è stata da lui abitata e occupata.
All'interno di questo quadro un avverbio, usato con molta sagacia catechetica da Luca, risuona insistentemente:" Oggi ", cioè " l'oggi di Dio ". " Oggi è nato per voi un salvatore ", che è il Gesù annunciato dagli angeli. Luca vuol indicarci e farci incontrare con quell' oggi e con quel " giorno ", unico e definitivo, in cui la visita di Dio si è compiuta.
Come sarà mai possibile per noi, così lontani da quell'evento, da quel giorno, da quell'oggi, in cui il cielo e la terra si sono baciati ? E' il problema catechetico di Luca. Come avverrà che il suo oggi sia il nostro giorno ?
Per Luca il nostro giorno non è l'oggi spazio-temporale, bensì è la conversione . E' un "oggi" in quanto incrocia il giorno in cui Dio ha visitato la terra e la storia. Il giorno del Figlio che è disceso, morto, risorto e risalito.
Come il nostro giorno entra nel suo ?
La grande catechesi di Luca si sviluppa in due sequenze. Per entrarvi possiamo usare due termini: ascolto e visione. Sono entrambe modalità di ingresso nell'oggi del Signore. torna su
L'ascolto
Gesù è colui che ascolta. Senza questa capacità di ascoltarne la voce è impossibile sperimentare la fecondità dell'incontro con Gesù.
Nei capitoli che vanno da 4 a 19, che sono il corpo centrale del vangelo di Luca, è possibile individuare due grandi sezioni: la prima va dal cap.4 al cap.9; la seconda, dal cap.10 al cap.19.
Nella prima Gesù è impegnato nella vita pubblica, sulle strade della sua regione e in quelle limitrofe. In questo andare egli svolge il compito di predicatore, di maestro: la sua parola risuona. Attorno a lui si muovono folle e singole persone. Lentamente si sta formando un gruppo di discepoli e di gente che viene ad ascoltarlo.
C'è un momento in cui Gesù si rivolge a tutti e un'altro in cui si rivolge espressamente a coloro che sentono le sue parole, che sono in atteggiamento di ascolto.
La sua prima predicazione non ha ottenuto l'ascolto desiderato e Gesù si dedica allora espressamente ad cura didattico-pedagogica dei suoi interlocutori. Così i capp.6 e 7.
Dopo che Gesù si è presentato come maestro, dopo che si è dato da fare per mettere i suoi interlocutori nel giusto atteggiamento per ricevere il suo messaggio, si arriva ad una constatazione quanto mai deludente: la folla e i discepoli non hanno capito, non hanno saputo ascoltare.
Nel cap.9,43, mentre tutti erano sbalorditi per le cose che faceva, Gesù dice ai discepoli: << " Mettetevi bene in mente queste parole ( meglio sarebbe dire: mettetevi bene nelle orecchie ): il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato in mano agli uomini" . Ma essi non comprendevano questa frase; per loro restava così misteriosa che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande su tale argomento.>> Non comprendono e non vogliono comprendere. Non ascoltano e non vogliono correggere la loro sordità: irrimediabilmente chiusi. Avevano paura.
L'evangelista ci sta preparando ad una svolta già riconoscibile nelle pagine che precedono. Man mano che il maestro chiede ascolto e non lo trova, il racconto ci consente di scoprire, da un episodio all'altro, che Gesù è impegnato personalmente in un dialogo misterioso. Proprio lui, in forma paradossale, con tante ombre ed interrogativi insolubili per i discepoli, manifesta qual'è l'atteggiamento dell'ascoltatore: Gesù è in ascolto, Gesù l'ascoltatore.
Fin dall'inizio Gesù è preso da certi pensieri suoi, sta parlando con qualcuno. Con chi?
Già nel racconto del battesimo, dal cielo aperto si udì una voce:" Tu sei il Figlio mio. Oggi ti ho generato ". Gesù sta ascoltando e parlando con qualcuno. C'è dunque una voce che risuona nella vita del maestro e che lo chiama.
I discepoli sembrano imbarazzati: con chi starà parlando? Chi starà ascoltando? Chi sarà? Sono tanto imbarazzati che sembra vogliano, in qualche modo, tacitare questo loro disagio giustificando l'atteggiamento del Signore. I suoi isolamenti, le sue fantasie, la sua ricerca di solitudine... Sono le stranezze del maestro. Non s'accorgono e non vogliono capire che il loro imbarazzo, il loro disagio è dato dalla loro sordità.
Luca costruisce i fatti in modo tale da mettere in evidenza questa singolarità di Gesù ascoltatore. A Luca non interessa la sordità dei discepoli ma il Gesù che ascolta. Questa è la singolarità del maestro. E' la ragione del suo vivere, la sua esistenza in mezzo a noi.
Noi siamo sordi e lo costatiamo in ogni momento. Non comprendiamo ciò che sta avvenendo. Però percepiamo la sua singolarità. torna su
La visione
Nel racconto della Trasfigurazione (9,28ss) abbiamo la chiave per entrare nel cuore di Gesù. Coloro che sono sordi potranno davvero vedere che cosa succede a lui che ascolta. Se veramente le nostre orecchie non ci favoriscono, impareremo a vedere come spettatori.
La tradizione antica dice che Luca è medico e iconografo. Medico perché aiuta ad ascoltare; iconografo perché dipinge per noi quella scena che illuminerà i nostri occhi. Da questo momento in poi Luca dipinge il volto del Signore.
Leggiamo:<< Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E mentre pregava il suo volto cambiò aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui. Erano Mosè ed Elia apparsi nella gloria (di Gesù, non loro) e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento in Gerusalemme.>>
Gesù dialoga con Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti. La Parola di Dio si compie in lui. Diventa la sua carne.
Egli parlava con Mosè ed Elia del suo esodo , dell'itinerario che doveva compiere in questo mondo. Nel corso di quella notte, ascoltando quella voce, giunge al chiarimento circa il suo cammino. Si tratta di salire a Gerusalemme, compimento della sua missione. Gesù contempla la sua morte in questa luminosità gloriosa di comunione tra lui e la voce, tra lui e il Padre.
Sono coinvolti anche i discepoli, seppur assonnati ( " Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno"). Interviene Pietro che propone di piantare tre tende ( " Maestro, è bello per noi stare qui, facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia") . Il suo interessamento vuol dimostrare che la sua e la loro presenza in quel luogo ottiene un risultato benefico per tutti (tre tende), quando invece " non sapeva quel che diceva". Anzi, " mentre parlava così venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce che diceva:' Questi è il figlio mio, l'eletto. Ascoltatelo '". (Lc 9, 33-36)
Ascoltate colui che ascolta. In virtù del fatto che siamo sordi, ascoltate non colui che parla ma colui che ascolta.
Da questo momento in poi gli ascoltatori interpellati sono i discepoli e, attraverso loro, tutti noi e tutti coloro che sono coinvolti in questa ricerca di una conoscenza interiore di Gesù.
Questo ascolto non seguirà più l'andamento ordinario dei fenomeni uditivi ma si realizzerà man mano che noi impareremo a contemplare la scena di cui il Signore sarà protagonista.
Qui lo sguardo dei discepoli, dei lettori, è attirato verso il volto di Gesù. " Mentre pregava il suo volto cambiò d'aspetto "(v.29). IL suo volto prese un altro eidos, un altro aspetto. Ora noi siamo invitati a contemplare questo volto, a guardare che cosa succede su questo volto luminoso.
E' il volto di un uomo che ha ormai orientato i propri passi, che ha preso una decisione, che sta spendendo la propria esistenza in ascolto. Da questo il suo volto è illuminato. Da questo momento in poi egli è viandante. torna su
Il cuore , il volto, la mano
Queste espressioni ricapitolano, nel linguaggio della Bibbia, le fondamentali strutture antropologiche della persona umana. Nel linguaggio della Scrittura le grandi strutture antropologiche si individuano con dei termini come " cuore ", " volto ", " mano ", ma anche " piede ", in quanto indica contatto con l'ambiente in cui la vita si consuma.
Una persona umana ha un cuore, è un cuore. Il cuore è la sede interiore dove i pensieri, le intenzioni, i progetti, i desideri, tutto si condensa. E' anche la sede interiore in cui si realizza l'ascolto. Affinché vi sia ascolto, il cuore deve essere aperto, accogliente. E' nel cuore che l'ascolto si realizza. Perché è là che la persona, ascoltando la Parola, prende coscienza di sé. L'identità di una persona è nel suo cuore, perché lì dice " io ". Se non c'è ascolto è perché il cuore non funziona, è indurito. Se le orecchie sono sorde, questo è il segnale empirico che rinvia ad una durezza riguardante il cuore dell'uomo che non riceve. Sarà magari un cuore che elabora, ma è chiuso in se stesso, bloccato su di sé. Un cuore che ripropone se stesso e parla solo di sé. Farà progetti anche giganteschi ma, contemporaneamente, introdurrà nel mondo la devastante proiezione di quella durezza di cuore che diventa pretesa di orientare tutta la realtà di questo mondo.
Il volto è lo strumento che consente il passaggio dall'interno all'esterno. E' il sacramento rivelativo del cuore, l'epifania del cuore. Nella sua interezza e densità, il volto ( che in ebraico si indica al plurale , " volti ", perché sempre mutevoli ) è luminoso quando è attraversato da un proposito di ascolto libero e maturo. D'altra parte, affinché il cuore ascolti, è necessario che sia trasparente e trasmetta. Il volto, infatti, lavora a tutto campo. Trasmette ciò che viene dal cuore e introduce ciò che viene da fuori. Il volto di un uomo è bellissimo, nel linguaggio biblico, quando è un volto trasparente. La bellezza di un volto non dipende da particolari criteri estetici ma dall'essere sacramento della autenticità del cuore. Qui c'è tutta una pedagogia del volto, degli occhi e di tutto ciò che è umano.
La vita dell'uomo diventa così leggibile per stabilire una relazione con l'ambiente circostante, con altri volti, con altre persone.
Gesù mostra il suo volto luminoso perché l'ascolto è il segreto del suo cuore. Un cuore aperto ed accogliente. E' la sua intimità consacrata all'ascolto della voce che, attraverso la luminosità del volto, diventa visibilità contemplativa.
La persona è cuore, volto, mano, piede. Nel linguaggio biblico, mano e piede sono gli strumenti operativi che servono a tenere il contatto con le cose e con gli altri. La persona non si realizza pienamente, come il Creatore l'ha voluta, se non viene esercitato quel potere affidato alla mano, strumento di lavoro, essa indica il contatto.
Tuttavia, come il cuore può indurirsi, così la mano può trasformarsi in strumento di aggressione, di prepotenza, di oppressione.
Già Isaia nel capitolo 53, il IV canto del Servo, alludeva, profeticamente, a questo incontro tra il braccio ed il volto. Un volto che diventa specchio nel quale rifrange il nostro volto, con tutte le oscurità e gli orrori che si affollano nei nostri occhi, nella nostra bocca. C'è una mano che è disarmata, che non nuoce, innocente, aperta, senza artigli, che non stritola e non preme per possedere.
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore ?
(...) era come l'agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Così Gesù è dipinto da Luca come il viandante che sale a Gerusalemme: l'uomo in viaggio verso la sua vita e il suo esodo. L'uomo in ascolto, che ascolta.
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