|
Riflessioni
Riflessioni e commenti su fatti, personaggi e problemi della società contemporanea.
Un maestro di fede e vita di Giovanni Bianchi, dicembre 2005
Charles de Foucauld non avrebbe mai pensato alla beatificazione: nella prima parte della sua vita, dominata dall’ orgoglio nobiliare, dal piacere e dall’ ambizione, avrebbe riso di una cosa che considerava sciocca.
Abramo, nostro padre nella fede di Giovanni Bianchi, 14 ottobre 2005
Appunti per il dibattito con Moni Ovadia e Khaled Fouad Allam su "Abramo padre dei monoteismi" svoltosi a Bergamo il 14 ottobre 2005 organizzato dalla Presidenza provinciale delle ACLI
Armi italiane di Giovanni Bianchi, 11 maggio 2005
La legge sul commercio delle armi, in sigla 185/90, è uno strumento voluto proprio per contenere l’aggressività commerciale di un prodotto che in nessun modo può essere equiparato alle scarpe o ai frigoriferi. Anche se abbiamo un presidente del Consiglio che si fa pubblicamente vanto di fare il commesso viaggiatore di elicotteri ed aerei da combattimento fabbricati dall’industria militare italiana.
Per Ermanno Gorrieri di Giovanni Bianchi, gennaio 2005
Si dovrà tornare a lungo sulla lezione umana, intellettuale e politica di Ermanno Gorrieri che ha chiuso il 29 dicembre scorso la sua nobile vita nella sua Modena a 84 anni di età
In memoria di Pino Trotta di Giovanni Bianchi, 30 luglio 2004
C'è un rimedio quando muore un amico? Stringersi tra amici meglio se in preghiera è una possibilità e un rimedio. Con la sua partenza Pino ci ha presi alla sprovvista.
In ricordo di Bepi Tomai. Perché un esperienza non si perda. di Giovanni Bianchi
"Non è dal modo in cui un uomo mi parla di Dio che io vedo se è abitato dal fuoco dell’amore divino, ma dal modo in cui mi parla delle cose terrestri". Questa riflessione di Simone Weil che ho rivisitato durante l’estate, perché a una certa età serve più rileggere che leggere dà conto sinteticamente dell’esistenza di Bepi e del segno che ha lasciato tra noi.
Pensare di Salvatore Natoli*
In generale, quando si dice "pensare", uno pensa a qualcosa: un evento, una persona, un io. Il compito del filosofo è gettare sospetti sul linguaggio per vedere quanto è proprio, se davvero noi, quando parliamo, sappiamo quello che diciamo.
Il peso e la misura. Razionalità e finitezza. di S.Natoli*.
Razionalità e finitezza. La dimensione della razionalità si connette alla misura, però la misura sorge, scaturisce, dentro l’esistenza, che in senso lato colgo, come finitezza. Non si può comprendere il significato di ‘finitezza’ se non la si vede in relazione al suo termine abitualmente opposto, l’infinito.
Del dolore, della felicità, della compassione. Giuseppe Trotta intervista Salvatore Natoli*
Unum esse omnia. Dall'abbattimento degli idoli alla divinità del tutto. Di Salvatore Natoli*
Stando a quel che racconta Diogene Laerzio, sembra che Talete ritenesse "l’acqua principio di tutto e il mondo animato e pieno di dei." (Diog. Laert. I, 27) Ma il protofilosofo nel ritenere che il mondo è tutto pieno di dei portava alle estreme conseguenze il politeismo del mito o, al contrario, eliminava in un colpo solo dei e mito mostrando che se ci sono dei dappertutto nessuno è di essi è veramente dio?
Progresso e catastrofe di Salvatore Natoli*
"Progresso e Catastrofe" sono due parole che ho scelto per connotare l’epoca ed il passaggio d’epoca, per sapere dove ci si trova e ciò che è necessario guardare. Un’epoca si definisce sempre per differenze: se uno è chiuso in un ambiente ritiene che quello sia tutto il mondo, ma non sa dove finisce, è prigioniero di quello spazio.
Politica e virtù di Salvatore Natoli*
Il problema del rapporto tra politica e virtù è un argomento classico, non ancora risolto nella pratica: difficilmente questi termini riescono a coniugarsi con simpatia, anzi stanno in tensione. Già non è del tutto facile essere virtuosi, su questo possiamo anche riflettere, ma è particolarmente difficile essere virtuosi in politica.
La fede oggi di Salvatore Natoli*
Varia è la grammatica del "credere". Credere, infatti, può significare "essere convinti di qualcosa secondo la formula abituale " non c'è dubbio"; oppure "avere una propria opinione" nella forma "io credo che...". Ma "io credo" può anche significare "avere fede in qualcuno" nel senso di concedere fiducia, di prendere per vero qualcosa in base alle parole di un altro ritenuto credibile, appunto, degno di fede.
Ricordo di Mario Cuminetti di Salvatore Natoli*
La mia amicizia con Mario era antica, grande per me la perdita. Di questo taccio e mi si conceda il pudore. Svolgerò, allora, solo alcune riflessioni su quel che Mario Cuminetti è stato pubblicamente: in breve parlerò della sua opera.
*Docente di filosofia teoretica all'Università Statale Milano Bicocca
Riflessioni di inizio estate di Marco Negroni.
Che ci fa un cinquantenne davanti a una tastiera di computer, dopo aver lavorato per 9 ore al computer?
Dopo le torri di Marco Negroni.
Io handicappato di 50 anni, come vedo il futuro?
|