Un grido di allarme per la democrazia
di Lorenzo Gaiani
Si è svolta sabato 18 settembre presso la splendida cornice di Santa Maria Assunta in Monteveglio, sugli Appennini bolognesi, la commemorazione ufficiale del convegno svoltosi dieci anni prima nella stessa sede per la difesa della Costituzione contro ogni tentazione eversiva. Il convegno del 1994 venne organizzato su richiesta di Giuseppe Dossetti, la cui comunità religiosa reggeva allora la basilica e l’ annesso convento, e vide la partecipazione fra gli altri dell’ ex presidente della Camera Nilde Jotti. Qualche mese prima, commemorando a Milano il grande amico Giuseppe Lazzati, Dossetti aveva lanciato un alto grido di allarme per le tentazioni distruttive verso la Costituzione serpeggianti nella maggioranza anche allora guidata da Silvio Berlusconi: in quel discorso, passato alla storia come quello della "Sentinella", in omaggio ad un notissimo brano del libro del profeta Isaia, il monaco reggiano aveva evidenziato, con la sapienza del giurista e dell’ ex costituente, l’ intangibilità dei valori di base della Costituzione, sia della prima parte, quelli cioè che definiscono i valori della vita civile nel nostro Paese, sia di quelli della seconda parte quella ordinatoria- che più direttamente rifrangono lo spirito della prima.
Dieci anni dopo la situazione sembra persino peggiore, se è vero che è in corso di approvazione un progetto di riforma della Costituzione che, modificando significativamente parti essenziali della seconda parte della Carta costituzionale ne stravolge pesantemente lo spirito non solo alterando il rapporto fra lo Stato e le Regioni ma anche introducendo una nuova forma di Governo che scardina il sistema parlamentare a favore dell’ Esecutivo (e del suo capo)senza peraltro sostituirvi nessuno dei correttivi previsti dalle Costituzioni presidenzialiste.
Proprio questo progetto di riforma ( o di controriforma, come hanno detto molti degli oratori) è stato oggetto dell’ analisi degli intervenuti al convegno, introdotto da una prolusione del cardinale Achille Silvestrini che ha tratteggiato con parole commosse la figura spirituale di Giuseppe Dossetti, evidenziandone il carattere di uomo essenzialmente eucaristico, già negli anni della sua più intensa attività politica, quando cercava di partecipare ogni giorno alla Messa pur sottraendo ore al sonno, sia a maggior ragione negli anni della vita sacerdotale e monastica. In questo senso, il suo tornare non tanto alla politica quanto alla tutela del bene della città dell’ uomo, come i grandi anacoreti di un tempo, non fu un’ eccezione ma un completamento della sua scelta monastica, ed è anzi l’ illustrazione del motivo per cui tale scelta non è mai fuga dal mondo ma un modo diverso per amare i fratelli amando Dio. Tale elemento è stato sottolineato anche dal sen. Leopoldo Elia, Presidente emerito della Corte costituzionale, il quale ha affermato che il grido di allarme lanciato a suo tempo da Dossetti risuona oggi ancora più forte a fronte di un progetto di riforma dai contenuti, come si è detto, stravolgenti. Elia in particolare si è soffermato non tanto sulla questione della devolution, che ha anzi qualificato come lo specchietto per le allodole a fronte della vera questione, che rimane quella della forma di Governo.Un Governo privo di contrappesi, con u Premier legittimato dal voto popolare che può agitare in ogni momento di fronte ad alleati riottosi la minaccia dello scioglimento anticipato dalle Camere, che può mantenere la sua posizione anche a fronte di una sfiducia parlamentare e che di fatto può determinare l’ agenda del Parlamento ridotto a cassa di risonanza delle sue decisioni. Una struttura che non ha precedenti né nell’ esperienza britannica, dove il partito di maggioranza può in qualsiasi momento sfiduciare il Premier, né in quella statunitense, dove il Presidente non può scioglier un Congresso riottoso, e nemmeno in quella francese, dove il Presidente può comunque essere limitato nelle sue prerogative da un Governo di diverso segno politico. La vera costante delle proposte di revisione costituzionale della destra italiana- ha concluso Elia- sembra essere la negazione del principio fondamentale del costituzionalismo tradizionale, ossia la limitazione del potere sovrano: Berlusconi ed i suoi non vogliono limiti di sorta al loro potere.
Il terzo oratore, Raniero La Valle, ha sottolineato come l’ originaria qualificazione di giurista non sia mai stata inessenziale rispetto alle diverse vicende della vita di Dossetti: non certo quando concorse in prima persona alla stesura della Costituzione, ma anche negli anni del Concilio, quando la sua esperienza di canonista gli permise di aggirare gli ostacoli al necessario aggiornamento della Chiesa. Soprattutto, ha asserito La Valle, Dossetti credeva nel diritto internazionale come in una realtà già posta cui il diritto costituzionale nazionale doveva adattarsi: in questo senso egli sovrintese alla formulazione dell’ art.11 della Costituzione che sancisce il ripudio della guerra da parte dell’ Italia. Ora però, la dottrina della guerra preventiva, nata anch’ essa dall’ esistenza di un potere assoluto senza contrappesi, quello dell’ unica superpotenza ancora esistente, stravolge il diritto internazionale e lo rende succube di una scelta unilaterale in ordine alla pace e alla guerra, come dimostra la dichiarazione del Segretario di Stato statunitense Colin Powell per cui la "guerra al terrorismo" durerà finché "la difesa dei nostri valori sia garantita": e chi decide in proposito?
Alle relazioni ha fatto seguito una tavola rotonda con alcuni fra i più prestigiosi costituzionalisti italiani (Franco Bassanini, Enzo Balboni, Umberto Allegretti, Lorenza Carlassare, Mario Dogliani) hanno proseguito l’ esame critico del progetto di legge aderendo in pieno alle critiche di Elia sul sistema di governo ed aggiungendo altri elementi: dall’ inesistenza di un vero progetto di Senato federale (Balboni) alla denuncia della competenza esclusiva riservata alle regioni in materia di sanità, polizia locale e scuola che, come ha affermato Allegretti, vanifica la competenza nazionale in materia di definizione dei livelli essenziali di assistenza, che sarebbero evidentemente ininfluenti in presenza di una pur possibile privatizzazione nell’ intero comparto sanitario in alcune Regioni.
Altri interventi sono venuti da qualificate personalità del mondo politico e associativo come il Sindaco di Bologna Sergio Cofferati, il Segretario generale della CISL Savino Pezzotta e l’ on. Pierluigi Castagnetti, che in generale hanno evidenziato dai diversi punti di vista la negatività delle riforme proposte.
Il convegno si è concluso con un forte appello al mondo politico e alla società civile perché la riforma non venga approvata e, se approvata, venga sottoposta a referendum confermativo e cancellata dal voto popolare.