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23 febbraio 2005 - La maggioranza di destra stravolge le regole e procedure consolidate al Senato per tacitare il riottoso alleato leghista.
Bossi ha minacciato di mandare tutti a casa se non si approva la riforma costituzionale entro la fine della legislatura; a garanzia ha chiesto l'approvazione in aula della controriforma prima delle regionali saltando in tal modo l'esame delle commissioni.
Invitiamo i coordinamenti dei comitati per la difesa della Costituzione a mobilitarsi organizzando momenti di approfondimento con i cittadini in preparazione di una grande manifestazione che presto si organizzerà a Roma.
Riportiamo l'intervista rilasciata dal sen.. Bassanini, presidente di ASTRID rilasciata all'Unità del 18.02.2005
Bassanini "Vogliono un premier intoccabile"
Aldo Varano intervista il sen. Bassanini
l'Unità - 18/02/2005
Senatore Bassanini, lei ha lanciato un allarme. Cosa sta accadendo attorno alle riforme costituzionali?
Hanno troncato il confronto per andare in aula senza esame e relazione della commissione. Eppure la Costituzione è precisa: imponeche i disegni di legge vengano esaminati prima in Commissione e poi in aula.
Perché tanta fretta?
Le indiscrezioni che filtrano dalla maggioranza raccontano che il ministro Giovanardi ha avvertito che i tempi si stringevano, tra l'altro sbagliando il calcolo dei giorni ancora utili per le riunioni del Senato. Poi il Sole24 ore ha pubblicato l'elenco delle riforme a rischio per fine legislatura e tra queste la Berlusconi-Bossi. Bossi sarebbe andato su tutte le furie lanciando un ennesimo penultimatum: se non si approva la devolution prima della fine della legislatura mando a casa Berlusconi e tutti gli altri e per provare che farete come ho detto voglio l'approvazione in aula del provvedimento prima delle regionali.
Una riforma bella pesante quella che chiede Bossi.
Una riforma, come sanno in gran parte i lettori dell'Unità ma come ignora la grandissima parte degli italiani, che cambia oltre 50 articoli della Costituzione demolendone l'impianto. Formalmente, non tocca diritti e libertà dei cittadini ma tuttavia incide in modo rilevante anche su di essi e soprattutto sulle regole del sistema democratico. Insomma, la più grande controriforma mai progettata nella storia della Repubblica.
A che punto è l'iter?
Il Senato l'ha già approvata nel marzo del 2004. L'ha approvata anche la Camera, con modifiche non sostanziali, nell'ottobre del 2004. Ora il testo è tornato in Senato per l'approvazione delle parti modificate dalla Camera. Se il Senato approvasse lo stesso testo della Camera, secondo l'impegno preso dalla maggioranza con Bossi, resterebbero solo le cosiddette seconde letture. Cioè Camera e Senato dovrebbero pronunciarsi, ma in blocco, prendere o lasciare senza modificare più nulla. Resterebbe poi solo la possibilità del referendum.
Ma se le cose stanno veramente come dice lei perché la maggioranza è così compatta e i liberali, o il presidente Pera, non si ribellano?
Lascerei da parte il presidente Pera che ha spesso dimostrato di posporre la sua cultura liberale alle pretese di Berlusconi. Certo, molti in privato sono a disagio e dissentono. Ma solo il professore Fisichella e Bruno Tabacci si sono pubblicamente espressi. La verità è che su questa riforma c'è un fondamentale investimento politico della Lega Nord che non ha mai abbandonato una visione criptosecessionista. Ha dovuto prendere atto che l'Italia è contraria. Molti italiani possono anche volere il federalismo ma non vogliono spaccare l'Italia. Allora la Lega s'è concentrata sulla devolution. Proposta insidiosa perché mette in discussione l'universalità dei diritti inserendo elementi di disarticolazione dell'unità nazionale molto forti.
E le componenti nazionali della maggioranza?
Nella maggioranza è passata una soluzione che, un po' brutalmente, può così essere riassunta: hanno fatto a pezzi la Costituzione come si fa quando si squarta un bue. La Lega s'è presa la devolution. Fini il pezzettino della clausola dell' interesse nazionale. Una clausola disastrosa che peggiora tutto.
Professore, è sicuro di non esagerare?
Mi segua. Il governo nazionale, grazie a quella clausola, può impugnare tutte le leggi regionali sottoponendole al vaglio del Parlamento che può bloccarle.
E allora?
Allora il governo può rendere precaria ogni autonomia locale stroncando con la propria maggioranza qualsiasi esigenza di autonomia. Ma siccome questo potere è del governo, se c'è un governo come quello attuale ricattato dalla Lega può passare qualsiasi legge regionale, anche se spacca il paese. Per esempio, oggi la Lega ricatta la maggioranza sulla devolution minacciando di mandare tutti a casa, domani potrebbe minacciare il governo impedendogli di impugnare una legge che se ne infischia dell'interesse nazionale. Insomma, l'interesse nazionale di Fini è una fisarmonica che può consentire, secondo l'orientamento dei governi, il trionfo del centralismo più esasperato o la rottura del paese. E c'è perfino di peggio.
Addirittura.
Il premier non potrà in nessun caso essere mandato a casa. Se controlla non la maggioranza della Camera, ma un gruppetto di fedelissimi, diventa inamovibile. Se la maggioranza della Camera gli si rivolta contro, resta al suo posto perché la riforma stabilisce che i voti dei deputati dell'opposizione non contano, non contano formalmente. Cioè i voti dell'opposizione non entrano nei conteggi.
Questo ce lo deve spiegare.
Il presidente del Consiglio mette la fiducia su una legge Possono bocciarlo solo i parlamentari della maggioranza, l'opposizione no. È una cosa che sembra la sfiducia costruttiva dei tedeschi, ma in realtà è un trucco. La sfiducia costruttiva significa che la maggioranza del Parlamento sfiducia il premier proponendone uno nuovo. Applicata all'Italia, dove ci sono 630 deputati, significa che se 316 deputati dei 630 che formano la Camera sfiduciano il premier e ne propongono un altro il premier in carica va a casa. Invece, con la riforma servirebbero sempre 316 voti, ma dovranno essere tutti della maggioranza, perché i voti di maggioranza e opposizione non si possono sommare per impedire, dicono, il ribaltone. Esempio: Berlusconi ha 346 voti, cioè una maggioranza di trenta voti e una opposizione di 284. Se 315 dei suoi parlamentari (uno meno della maggioranza della Camera) lo sfiduciano resta al suo posto perché i 315 non possono sommarsi ai 284 dell'opposizione. Risultato: Berlusconi ha 599 deputati contro e 31 fedelissimi e resta inchiodato al suo posto a meno che non vi siano le improbabili dimissioni dei 599.
Lei ha detto: i lettori dell'Unità in parte conoscono queste cose, gli italiani, no. Con chi ce l'ha?
Si sta cambiando la metà della costituzione e in questi due anni di iter non c'è mai stato né un Porta e porta né un Ballarò. Si sta cambiando più di metà della costituzione e Vespa, ma neanche i giornalisti di sinistra, se ne sono mai preoccupati. Non voglio dire che la Costituzione sia più importante della guerra, del lavoro o della povertà, ma del delitto di Cogne su cui hanno fatto una dozzina di Porta a Porta direi proprio di sì.
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