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Presentazione del Villaggio Solidale

Il Villaggio Solidale: l'opera, le finalità, i numeri, i costi...

Comunicato stampa 2 luglio 2007:
la procedura va avanti, occorre una corretta informazione.

Comunicato stampa 11 giugno 2007:
la regio
ne revoca il finanziamento al Villaggio Solidale.

Giugno 2007: la regione cambia idea sul villaggio solidale: folgorata sulla via di Damasco?

vedute villaggio solidale

Massimo Verdino, Assessore alle politiche sociali, Città di Cologno Monzese (scarica documento Word)

Veduta villaggio solidale

Desidero utilizzare soltanto poche parole per presentare il progetto di villaggio solidale a chi non ne avesse mai sentito parlare. Di questi tempi in Italia si parla sempre più spesso di solidarietà, sicurezza, legalità, integrazione, diritto alla casa, attenzione alle fasce più deboli. Purtroppo questi temi vengono tirati fuori solo esclusivamente in occasione delle elezioni e non sono quasi mai messi in sinergia, quasi che il bisogno crescente di sicurezza e legalità debbano per forza essere separati dalla solidarietà e dall’integrazione sociale. Quest’ultima non riguarda soltanto i cosiddetti “extracomunitari”, ma colpisce sempre di più una fascia di cittadini italiani che nella provincia di Milano sono soffocati dal caro affitti, dal lavoro precario, da un improvviso problema di salute o dal trauma di una separazione, spesso con figli a carico. Tutti questi cittadini sono a rischio di esclusione sociale e, se abbandonati a loro stessi, cadono in una condizione di disagio economico e psicologico cronico, in assenza di parenti che, come accadeva un tempo, sostenevano materialmente il loro disagio.

Diversi studi ed inchieste hanno dimostrato che oggi viviamo nella società dei singoli, più che dei “singles”, dove ogni persona è percepita dagli altri in quanto individuo spesso sganciato da relazioni sociali che non siano quelle “canoniche” del posto di lavoro o di altri ambienti formali. La situazione è aggravata dal fatto che gli immigrati non vengono percepiti come risorsa, ma come corpo estraneo, autoisolato, talvolta anche per loro responsabilità. Si dice oggi che città come Milano non possono accogliere tutti, italiani e stranieri. Io aggiungerei non possono accogliere tutti in maniera disordinata, m una città e una provincia a misura d’uomo devono avere un cuore pulsante di attenzione al prossimo e un cervello vivo, che osserva sempre i vari luoghi e simboli, evitando di creare ghetti e luoghi di insicurezza. Il dibattito in corso in questi mesi sui rom sembra paradossale: di colpo ci siamo accorti che i rom esistono a Milano e provincia, solo perché soggetti di cronaca criminale o nera, ma fino a poco tempo fa non abbiamo mai ragionato sui luoghi in cui essi vivono, fonte di insicurezza e illegalità, e non abbiamo mai pensato che ci fossero tante di queste famiglie desiderose di integrarsi nella città e di fare un percorso di legalità insieme a noi. Forse, anzi sicuramente, queste cose non gliele abbiamo mai proposte, limitandoci ad osservarli con timore e diffidenza.

Queste e mille altre domande ci hanno spinto a fare una serie di riflessioni a livello di Provincia, di Comune di Cologno Monzese, di Regione Lombardia, di volontariato, di Casa della Carità. La Regione Lombardia ha promosso nel 2006 un bando per finanziare iniziative volte ad interventi di inclusione sociale: in sostanza ha messo a disposizione soldi per i comuni che volessero realizzare edifici e servizi miranti ad includere ed integrare persone, nel senso citato sopra, cioè in un quadro strettamente legato a legalità e sicurezza.

Dalla collaborazione tra il comune di Cologno Monzese e la Casa della Carità, struttura modello di accoglienza sita in Milano a pochi passi da Cologno Monzese e Sesto S. Giovanni, è nata l’idea di presentare un progetto per partecipare al bando regionale, sfruttando un’area a disposizione in Cologno Monzese.

Il progetto prevede la creazione di un villaggio vero e proprio, quindi costruzioni in muratura, adibito  all’accoglienza temporanea di famiglie italiane e straniere in difficoltà abitativa o sociale, che accettino, firmando un patto di legalità, di rimanere per massimo 18 mesi, pagando le spoese secondo le loro possibilità,  e usufruendo di servizi quali la formazione professionale, servizi di supporto per minori, spazio musicale e culturale, mensa e lavanderia. Chiunque sarà ospitato nel villaggio dovrà rispettare i tempi e i modi di un progetto sociale personalizzato e accompagnato da operatori sempre presenti sul luogo. Il Villaggio Solidale ci sembra la migliore risposta (non l’unica e non certo quella risolutiva di tutti i problemi) ai nuovi disagi e alle nuove povertà che si affacciano nella realtà milanese. All’inizio il villaggio sarà abitato da circa 30 residenti colognesi, scelti in base a progetti elaborati dai servizi sociali comunali, e 30 persone provenienti dalla Casa della Carità diretta da don Virginio Colmegna, per anni direttore di Caritas Ambrosiana. Tra gli ospiti provenienti da Casa della Carità ci sarà sicuramente un gruppo di famiglie rom che stanno facendo un percorso di integrazione nella struttura diretta da don Colmegna.

La scelta di ospitare il villaggio solidale ha suscitato molte critiche, sia a Cologno, sia nei comuni vicini: si sono costituiti comitati di cittadini preoccupati che sorgessero alle loro spalle campi nomadi, purtroppo qualche politico di comuni vicini ha soffiato sul fuoco della propaganda “contro”. Nonostante ciò il cuore del volontariato bolognese e di tutta la zona ha sposato e condiviso il progetto, insieme alle caritas locali e alle parrocchie.

Insieme ora ci aspetta la parte più impegnativa: dobbiamo costruire il progetto sociale per abitare il villaggio solidale. Sulla sica della positiva esperienza della casa della Carità, sostenuta dai cardinali Martini e Tettamanzi, siamo convinti che questo piccolo seme germoglierà e darà frutto.

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