Il prof. Dossetti apre la campagna elettorale per le elezioni amministrative di Bologna nel 1956.
(Appunti presi direttamente dall’on. Antonio Marzotto Caotorta)

Sono qui solo per farvi un piccolo elenco delle mie carenze. Non ho mai potuto lavorare isolato.

Mi manca una ideologia politica definitiva.

Aderisco al Vangelo, al magistero della Chiesa.

Mi presento come figlio della Chiesa e questa è la sola valida garanzia che posso dare di me.

Questi anni di studio e di vita mi hanno spogliato di quelle idee mie personali politiche che credevo di avere.

Non bisogna subire queste classificazioni di sinistra, di destra e di centro e considerarle rigide ed intangibili, e finché le seguiremo guarderemo solo al passato e non al futuro.  Non chiedetemi categorie.

Riconosco una funzione politica ai partiti, una responsabilità.

Non cercate in me un purista che non vuol assumere le responsabilità di chi ha militato e milita nel partito, mi sento solidale anche con quello che è stato fatto quando ero ritirato.

Perché un cristiano è corresponsabile di tutto – specie di quello che han fatto altri cristiani.

Sono indipendente, veramente indipendente – dipendentissimo dalla mia coscienza – espressione della cristianità (infatti non è iscritto al partito D.C.).

Credo nella funzione dei partiti, finché non si chiudono e si irrigidiscono guardando solo al passato, estranei al fluire della vita.

Lasciatemi adempire a questa funzione di porta, per far collaborare tutti.

Non cercate in me una funzione chiusa, di parte, ma lasciatemi adempiere a questa funzione più vasta.

Non cercate in me uno che vuole conquistare ad ogni costo la maggioranza e mettersi al posto di Dozza.

La vittoria non è nel numero di voti, ma nel numero di verità che avremo potuto seminare nella campagna elettorale.

Verità sulla attuale amministrazione rompendo questa atmosfera di omertà che pesa su Bologna.

Perché la verità si fa strada – e possiamo attendere che si faccia strada.

(Sua convivenza con la sezione del P.C.I. – Altarino per la morte di Stalin).

C’era un ritratto nella stanza del P.C.I. ed ora non c’è più. Nelle nostre non c’erano ritratti, ma solo un Crocefisso – e c’è ancora.

Azione di lunga durata.

Non chiedetemi di comporre maggioranze indecorose (col M.S.I.) e aperture incompatibili con la mia fedeltà al magistero della Chiesta (col P.S.I.?).

E nemmeno con chi ricatta per dare il suo appoggio.

E semmai farò il capo della minoranza (non dell’opposizione).

Fin d’ora non è stata fatta bene la funzione della minoranza, che certo è molto difficile.

Quando sono venuto a Bologna 3 anni fa, tutto pensavo fuorché a questo di oggi.

“Consorzio” dal Canone della Messa = Sorte comune.

Consorzio con tutti, ma specialmente con coloro che non hanno potuto esplicare la loro personalità per qualunque ragione.

Coloro che soffrono, o subiscono ingiustizia.

E’ qualcosa di più di una scelta politica o elettorale. Impegna me e voi.

La campagna elettorale deve servire a rinnovare noi stessi. Ci sono possibilità di raggiungere un numero di voti superiore a qualunque altra volta.

I nostri avversari possono perdere e questo sarà la prima crepa. Noi non possiamo perdere – perché comunque noi cominciamo un cammino di ascesa e di chiarificazione.

Ho già preparato il programma elettorale – e c’è molto spazio che non è stato sfruttato finora e che consente di fare qualcosa di positivo. Anche nell’attuale quadro della legislazione e che con l’aiuto di Dio cercheremo di realizzare.

La mia cultura la sto perdendo per la strada – e se sarà utile alla semplicità e serenità voglia Iddio che la perda totalmente.

Il pubblico dice: “In quella testolina c’è del buono”.

(Dossetti dice dopo che non era preparato a parlare).

Carlo Bo,
un gronchiano,

ha salutato Gronchi, tra freddi applausi. Un Vecchio iscritto dichiara che vota NO perché Dossetti è il candidato dei cattolici e lui è Democristiano.

Giusto – gli risponde Dossetti – perché è di parte.

Dossetti non ha parlato mai dei “lavoratori”. Ne hanno parlato due oratori (ACLI). Lui risponde che infatti non ne ha parlato perché era fuori luogo.

Non frasi retoriche e sentimentali, intellettualistiche e demagogiche. Solo scelte concrete.

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