Dossetti su "Il Popolo". Gennaio - dicembre 1950: inizio di un nuovo percorso politico.
Il partito e le riforme.

A cura di Luigi Giorgi

L’esponente democristiano insisteva, durante un discorso tenuto a Milano (9 gennaio 1950), sulla necessità di dare il “la” ad una politica di riforme attraverso un piano di investimenti ben determinato. Egli precisava, inoltre, la sua posizione rispetto al rapporto del partito con le altre forze politiche. Questo era definito “problema di forma” rispetto a quello più urgente, di merito, consistente nell’ affrontare e risolvere le necessità del Paese. In questo compito, dunque, qualsiasi compagno di “strada” volenteroso e sincero sarebbe stato benaccetto. (La difesa della lira è una necessità sociale.

Dichiarazioni del Ministro Pella – Un discorso di Dossetti a Milano, Il Popolo, 10 gennaio 1950, ora in L.Giorgi, Una vicenda politica. G. Dossetti 1945 -1956, Scriptorium, Cernusco sul Naviglio, 2003, p. 286.

A Milano ha parlato l’on. Dossetti il quale ha sottolineato la necessità di un <<piano d’investimenti>> da lui considerato più importante delle singole riforme che devono essere coordinate ad esso e, come nel caso della riforma fondiaria, devono essere limitate a realizzazioni immediate. Parlando dell’industria metalmeccanica l’on. Dossetti ha additato nella costruzione di acquedotti meridionali e di impianti idroelettrici due obiettivi del piano. L’oratore ha pure chiesto che il Governo si faccia delegare dal Parlamento a compiere rapidamente un’opera di rinnovamento totale della burocrazia. Giungendo alla conclusione del suo discorso l’on. Dossetti ha espresso il suo pensiero sui rapporti con gli altri partiti. <<E’ un problema di forma – ha detto l’oratore – poiché il problema di sostanza è rappresentato dal fatto che il Paese esige la soddisfazione urgente delle sue naturali necessità. Se con quest’opera possiamo trovare dei compagni tanto meglio >>. Ha cioé respinto una pregiudiziale, attribuitagli, di volere il Governo <<monocolore>>.

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Dossetti nel suo nuovo compito di vice segretario del partito, acquisito durante il CN del 16 –20 aprile del ’50, si spendeva in giro per l’Italia per illustrare i propositi di riforma messi in campo dal governo. Fra questi c’era la Cassa del Mezzogiorno (varata poi il 16 settembre dello stesso anno). La discussione in merito assurgeva a simbolo di un modo nuovo di coinvolgimento e responsabilizzazione dei cittadini, in grado, inoltre, di dare nuova vita, importanza e centralità al ruolo dei partiti politici. Questi assumevano cosÏ, per il parlamentare emiliano, un compito di fondamentale mediazione in grado di introdurre il popolo alla piena coscienza dei principi della vita democratica, momento di edificazione di un nuovo tessuto sociale, capace di creare una profonda aderenza del cittadino alla democrazia.

Convegno di studio per la “Cassa del Mezzogiorno”, Il Popolo, p. 5, 9 luglio 1950, ora in L.Giorgi, Una vicenda politica. G. Dossetti 1945 -1956, Scriptorium, Cernusco sul Naviglio, 2003, p. 287.

L’on. Dossetti, vice – Segretario della D.C. e l’on. Scoca presidente della Commissione speciale della Camera per la <<Cassa del Mezzogiorno>>, hanno inaugurato stamane l’annunciato convegno economico appulo – lucano. Dopo il saluto rivolto agli intervenuti dal segretario regionale della D.C., Priore e dal Sindaco Di Cagno, ha preso la parola l’on. Dossetti. Stabilendo i limiti del convegno sull’argomento <<Cassa del Mezzogiorno>>, egli ha detto che si tratta di un provvedimento nuovo nella sostanza e nello spirito per la sua ispirazione, per i metodi cui intende attenersi. Il convegno odierno ha lo scopo di affermare un nuovo criterio di democrazia nel senso che gli uomini della periferia partecipano, sia pure indirettamente, alla discussione di un provvedimento legislativo che, peraltro è nella fase che consente ancora modificazioni correttrici; si tratta, dunque, di un’estensione di vita democratica dal partito di maggioranza. Se tutti i partiti fossero consapevoli di questa loro funzione – ha soggiunto l’oratore – i cittadini si persuaderebbero di più dell’utilità dei partiti politici, i quali debbono essere considerati appunto come termini di mediazione per la partecipazione più proficua degli uomini della periferia alla vita democratica. L’on. Scoca a sua volta, prendendo la parola ha indicato al convegno tre punti fondamentali di discussione: sistema dei controlli, mezzi finanziari, opere che siano complessi organici e non realizzazioni dispersive. Si è quindi aperta la discussione alla quale hanno portato notevoli e vivaci contributi molti intervenuti: il prof. Tridente ha parlato della necessità che si trovino uomini adatti e preparati a interpretare e realizzare lo spirito della legge; il prof. Lasorsa ha posto in luce il pericolo che il finanziamento per 100 miliardi annui alla <<Cassa>> non sia veramente garantito; il dott. Pirelli si è soffermato su alcuni aspetti tecnici della questione.

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Questo suo secondo intervento in merito alla Cassa del Mezzogiorno, è più tecnico e specifico del precedente effettuato due giorni prima. La “Cassa” rispondeva, in definitiva, ad esigenze di riforma strutturale della realtà meridionale. Essa rappresentava un mezzo per arrivare a cambiare, in modo profondo, l’equilibrio sociale ed economico delle regioni del Sud, che dovevano, per questo, raggrupparsi in un fronte unitario senza disperdere le loro energie in richieste particolaristiche.

La Cassa del Mezzogiorno strumento di elevazione sociale, Il Popolo, p. 5, 11 luglio 1950, ora in L.Giorgi, Una vicenda politica. G. Dossetti 1945 -1956, Scriptorium, Cernusco sul Naviglio, 2003, p. 287-288.

Il Convegno economico appulo – lucano, nel corso del quale sono stati esaminati i problemi più importanti connessi con l’istituzione della <<Cassa del Mezzogiorno>> si è concluso con i discorsi riassuntivi degli on. Scoca e Dossetti.

L’on. Scoca ha spiegato che per essere fedeli al concetto e allo spirito della <<Cassa>> si è voluto di proposito concentrare il programma solo su opere straordinarie. Gli ospedali, gli acquedotti, le scuole, di cui si è parlato sono certo esigenze gravi e inderogabili, ma non rientrano nei compiti della <<Cassa>>, il che sta a confermare che gli stanziamenti ordinari per il Mezzogiorno rimarranno integri nei bilanci ordinari dei vari Ministri come è detto nello stesso articolo 1 della legge che dice esplicitamente che <<restano ferme le attribuzioni e gli oneri dei Ministeri competenti per opere anche straordinarie alle quali lo Stato provvede nei singoli stai di previsione dei Ministeri>>. Si è levato quindi a parlare l’on. Dossetti. Egli ha rilevato da tutta la discussione la contrapposizione di due tesi: una dispersiva, che cioè era meglio assegnare maggiori disponibilità ai vari Ministeri, oppure distribuire la somma alle varie province; la seconda favorevole a un programma unitario. La legge è per la seconda tesi, per la tesi che cioè si oppone ad ogni divisione e distribuzione. La legge sulla <<Cassa>> mostra che per la prima volta è entrata nella coscienza dello Stato e degli uomini che agiscono in suo nome, la necessità di una incisione strutturale. Ecco perché l’articolo primo della legge non parla neppure di <<Cassa>>, proprio per sottolineare che la <<Cassa>> non è che un mezzo per raggiungere un certo fine. Più importante della <<Cassa>> è il programma generale di interventi: intervento coordinato, unitario e concentrato, allo scopo di determinare una situazione nuova, cioè la rottura di un vecchio falso equilibrio e l’avvio verso un equilibrio nuovo della situazione economica e sociale dell’Italia meridionale. Le regioni meridionali non possono pertanto e non debbono rimanere in una psicologia di rivendicazioni territoriali, provinciali o comunali, non possono tenere un atteggiamento rivendicazionista. La loro situazione di depressione esige una grande azione frontale unitaria e le regioni meridionali debbono, in perfetta armonia, rilevare i loro bisogni, formulare un programma unitario e porlo allo Stato non nell’interesse particolare delle singole regioni ma nell’interesse generale.

L’oratore ha quindi concluso con un appello alla collaborazione di tutti gli uomini di qualunque ispirazione politica nel nome dell’amore alla loro terra.

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Il professore reggiano illustrava alla Direzione i risultati raggiunti con i nuovi provvedimenti socio – economici. Egli inoltre spiegava il ruolo che in questo iter si era cercato di attribuire al partito e ai suoi militanti, affidando ad essi il difficile compito di seguire e stimolare, nella loro concretezza, i progetti di legge ratificati dall’Esecutivo. Va ricordato, infatti, che erano state da poco approvate le leggi di riforma agraria: nel maggio 1950 la “Legge Sila” riguardante la Calabria; il 28 luglio dello stesso anno la legge stralcio applicata al bacino del Fucino, alla Maremma toscana, al delta del Po e ad alcune zone della Sardegna, Basilicata, Campania, Puglia. Dossetti gettava, dunque, tutto il suo prestigio e tutta la sua passione per permettere una reale ed efficace riuscita di queste scelte del governo.

Ampio esame delle esigenze fondamentali del Paese. Un programma di attività politica e organizzativa, Il Popolo, 10 settembre 1950, ora in L.Giorgi, Una vicenda politica. G. Dossetti 1945 -1956, Scriptorium, Cernusco sul Naviglio, 2003, pp. 288 – 289.

Dopo la relazione del Segretario del partito, il vice Segretario Politico Dossetti ha riferito sul nuovo programma legislativo che il partito si propone di sollecitare per la sessione legislativa ‘50 –‘51 (provvedimenti per la difesa, leggi elettorali amministrative, legge sulle incompatibilità parlamentari, legge sull’ordinamento della Presidenza del Consiglio nel quadro del rinnovamento organico e burocratico, legge sulla stampa, legge sindacale, leggi per la magistratura, per la scuola, per la previdenza sociale, per la ricerca e lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi ecc.), ed in particolare ha riferito sull’indirizzo dei più importanti provvedimenti destinati ad avere una notevole risonanza in sede politica e in sede sociale. Inoltre il vice Segretario Politico ha dato notizia del metodo e degli interventi con cui, nell’ultimo periodo, il Partito ha cercato di seguire e stimolare l’esecuzione dei provvedimenti legislativi già adottati, soprattutto di quelli incidenti sul rinnovamento delle strutture sociali e della occupazione. In specie la Direzione ha potuto constatare i primi sviluppi dell’azione intrapresa nella Sila e la rapidità con cui si è proceduto ad espropri per grandi estensioni di terreni, nonché l’influsso favorevole che le espropriazioni hanno esercitato sull’opinione e l’orientamento dei lavoratori della terra in Calabria a prova dell’efficacia persuasiva dei fatti concreti. Il vice Segretario Politico ha quindi esposto aspetti più particolari del problema: relativi all’occupazione, prospettando perfezionamenti per il regolamento e il meccanismo del collocamento e perfezionamenti per l’iniziativa, già rivelatasi tanto efficace, dei cantieri di qualificazione, sia prospettando un coordinamento organico e una integrazione del programma dei lavori pubblici. Infine, il vice Segretario Politico ha dato notizie di una serie di iniziative nuove, già pronte, per rafforzare l’azione e la capacità di intervento del Partito ad ausilio e presidio delle realizzazioni politiche e sociali del Governo.

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