Dossetti su "Il Popolo". Ottobre 1950 - gennaio 1951: la politica delle riforme. Limiti e possibilità.
A cura di Luigi Giorgi
Dossetti in questo discorso attaccava la volontà di pace del Pci, che sperava, a suo avviso, di prendere il potere in maniera violenta: si era in pieno furore ideologico dato dalla guerra di Corea. Il conflitto asiatico determinava, in entrambi gli schieramenti, valutazioni che andavano al di là della realtà dei fatti e che generava pesanti condizionamenti nell’attività politica interna. Egli rilanciava, inoltre, il ruolo dello Stato in favore di un piano di lavori pubblici, in grado di creare occupazione. Mirava anche ad una riforma del carico fiscale in grado di favorire le piccole imprese a discapito delle grandi.
Dossetti denuncia la falsità dei comunisti, “Il Popolo”, 3 ottobre 1950 ora in L. Giorgi, Una vicenda politica. G.Dossetti (1945 -1956), Ed. Scriptorium, Cernusco sul Naviglio 2003, pp 289 290.
Nel teatro nuovo di Cesena alla presenza di varie centinaia di dirigenti sezionali della D.C convenuti da ogni parte della provincia di Forlì, l’on. Giuseppe Dossetti, vice segretario del Partito, ha precisato il punto di vista della D.C. sui principali problemi politici del momento attuale. Trattando anzitutto il problema dell’Ente Regione, ha affermato che il primo dovere dell’ora attuale è quello di eliminare le molte diffidenze infondate che si sono formate intorno a questo problema, talvolta ad opera di informazione inesatte diffuse dalla stampa indipendente, la quale ha ampliato ed esagerato inconvenienti locali che in realtà avevano importanza minore di quella ad essi attribuita. La istituzione generale dell’Ente Regione è indubbiamente utile per educare il popolo all’autogoverno, ma nella situazione assolutamente eccezionale che attraversiamo va attuata con grande cautela. La D.C. terrà fede al suo impegno di fare le elezioni generali amministrative nella primavera prossima. Le elezioni regionali verranno poi. Esse però saranno di secondo grado, in quanto si faranno attraverso i Consigli Comunali. Analizzando l’atteggiamento recente del partito comunista, l’on. Dossetti vi ha scorto un vago desiderio da parte dei suoi dirigenti di tentare un avvicinamento con la D.C. Sintomi di questo tentativo egli ha scorto nello svolgimento della polemica tra l’on. Togliatti e il ministro Gonella. Indubbiamente pesa sul P.C la sensazione del disprezzo dimostrato dalla Russia nei confronti del P.C della Corea: essa infatti ha abbandonato quest’ultimo quando ha visto che il gioco ordinatogli andava a finire malamente. Eguale atteggiamento la Russia tenne nei confronti del P.C. greco. Il P.C. italiano non vuole sinceramente la pace. Esso cova invece la speranza che scoppi una guerra par poter conquistare in Italia quel potere che non potè avere con le elezioni e con le pacifiche vie della democrazia. Rivolto ai giovani che lo avevano sollecitato per varie questioni sindacali, l’on. Dossetti ha affermato: «Stimolerò il Parlamento ad approvare rapidamente la proposta legge sindacale, ma non crediate che una volta avuta la legge, la questione sindacale sia per questo fatto eliminata. Occorre disporre di una forza sindacale capace, e soprattutto bisogna fare quella coscienza sindacale che ancora manca in molti». L’on. Dossetti ha lamentato il malvezzo diffuso ancora in troppi di voler sdottrinare tutti i problemi generali dello Stato. La D. C ha rivelato ha chiesto al Governo un programma integrativo di altri 50 miliardi di lire per lavori pubblici per il prossimo inverno. Si spera di poterlo ottenere. La stessa D.C si interesserà poi a favorire dei piccoli artigiani e dei piccoli commercianti, i quali forse oggi risentono troppo la pressione fiscale. Bisognerà studiare una migliore distribuzione di tale pressione fiscale alleggerendola alle piccole aziende e rifacendosi invece sulle aziende maggiori.
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Durante il Consiglio Nazionale del partito (14 16 ottobre 1950) il parlamentare emiliano tracciava un resoconto dei progetti approvati e di quelli ancora in itinere. Egli metteva in risalto sopratutto il metodo usato per condurre in porto le proposte di legge ratificate, che aveva prodotto risultati notevoli nel campo delle riforme sociali ed economiche. Questa capacità operativa aveva mobilitato tutta la Dc, sottomettendo le problematiche affrontate agli interessi generali, in modo da sottrarle a disposizioni di parte. Egli riteneva, in conclusione, che per arrivare a completare le riforme occorresse una chiara e decisa volontà politica: in questa ottica il partito doveva farsi carico di tale compito e portare avanti con fermezza la scelta riformistica avviata, così da ottenere esiti rapidi ed efficaci.
I lavori del Consiglio Nazionale della DC, “Il Popolo”, 15 ottobre 1950, ora in L. Giorgi, Una vicenda politica. G. Dossetti (1945 -1956), cit. pp. 290 292.
Dopo una breve interruzione prende la parola il Vice Segretario politico DOSSETTI il quale svolge la relazione che ha per tema l’azione svolta dal Partito in ordine all’emanazione ed esecuzione delle leggi, sia in generale che con particolare riguardo ai problemi economici e sociali. L’oratore esamina i problemi dei rapporti del Partito con il Parlamento, con il Governo, con i Gruppi Parlamentari e con i più importanti organismi ed Enti. Presupposto di questa azione è evidentemente l’efficienza del Partito, che deve perfezionare la sua organizzazione, migliorare i quadri, superare una certa resistenza al nuovo che talora permane tra taluni iscritti. Onde adeguare la Direzione Centrale ai compiti che più immediatamente la riguardano, si è cercato di perfezionare gli organi centrali e in particolare si è proceduto alla riorganizzazione dell’Ufficio economico e all’istituzione dell’Ufficio legislativo e dell’Ufficio studi. Per quanto riguarda i rapporti fra il Partito, il Governo e il Parlamento, la Direzione centrale ha più volte, ora in forma solenne esplicita, ora più semplicemente e confidenzialmente, fatto conoscere il suo pensiero e prospettato le diverse esigenze, non solo sui problemi generali e di indirizzo, ma anche sui problemi particolari. I rapporti con i Gruppi parlamentari prosegue l’oratore- sono stati sempre molto intensi e cordiali: si deve a questa collaborazione se l’azione legislativa ha potuto assumere negli ultimi mesi un ritmo tale da consentire l’approvazione di numerose leggi alcune delle quali di grande rilievo sociale, come la legge per la Sila, per la «Cassa del Mezzogiorno» , la legge stralcio per la riforma fondiaria. Proficui rapporti si sono pure intrattenuti con le organizzazioni di categoria e con le organizzazioni sociali. Il Vice Segretario politico ha poi esaminato i provvedimenti emanati dai primi di maggio al 12 ottobre, facendo rilevare che tutto il programma legislativo enunciato al Convegno Nazionale dei Segretari Provinciali dello scorso maggio è stato realizzato prima della ripresa autunnale. Tra i provvedimenti più importanti ricorda: la legge per l’utilizzo dei 100 miliardi ERP per macchinari e attrezzature, la legge per il Fondo speciale per il riordinamento dell’industria siderurgica, la legge sul FIM (già approvata alla Camera e in discussione al Senato), vati provvedimenti in materia sociale e del lavoro provvedimenti in materia finanziaria a favore della finanza dei comuni e della provincia. Oltre a questi provvedimenti di settore, sono stati approvati poi quattro gruppi di leggi fondamentali che più generalmente influiscono su tutta la nostra situazione, economica, sociale e politica e cioè la legge per la «Cassa del Mezzogiorno» e la parallela legge per le aree depresse del Centro Nord, la legge per l’incremento edilizio, il gruppo di leggi per la riforma fondiaria, comprendente la legge per la Sila e la legge stralcio, la legge sulla perequazione tributaria, approvata in Senato all’unanimità nei suoi principi generali con un successo unico nella storia parlamentare del dopoguerra per un Ministro proponente. Ma più che l’elencazione dei provvedimenti approvati, importa segnalare il metodo di lavoro adottato dalla Direzione: essa dopo aver studiato un programma di Partito, coordinò l’attività dei Gruppi Parlamentari, attraverso le riunioni dei Direttivi e delle Assemblee, collaborò per la formulazione di un calendario coordinato delle due Camere, mantenne uno stretto collegamento con i Gruppi stessi e soprattutto introdusse due criteri nuovi che miravano a promuovere l’esame preliminare misto dei disegni legislativi tra i Gruppi D.C. della Camera e del Senato e ad affermare la prevalenza della disciplina e degli interessi di Partito su considerazioni di natura particolare. Si sta ora cercando di apportare nuove modifiche al regolamento delle Camere, per semplificare e rendere più rapido il lavoro delle Commissioni e per meglio coordinare i regolamenti della Camera e del Senato. Il partito seguì poi le leggi anche nella loro fase esecutiva, mobilitando i suoi uomini e le sue organizzazioni periferiche, in modo da esercitare un influsso politico effettivo nei diversi ambienti interessati alle leggi stesse e da realizzare completamente una nuova linea di impegno politico nell’azione economica e sociale della Democrazia Cristiana. L’on. Dossetti passa successivamente ad esaminare il nuovo programma legislativo che riguarda provvedimenti interessanti la difesa interna ed esterna del Paese, le amministrazioni locali, le leggi elettorali, che dovranno essere emanate nel più breve tempo possibile, la legge organica sulle Regioni, le leggi in applicazione alla Costituzione e specificamente in legge per la Corte Costituzionale, per l’ordinamento della Presidenza del Consiglio, la legge sulla stampa, sulla Previdenza Sociale, sulla riforma della scuola, la legge sindacale. Un cenno particolare merita questa legge, insistentemente invocata dalla periferia del Partito, e ancora più dall’opinione pubblica. Vi sono però certe riserve delle organizzazioni sindacali democratiche, preoccupate che l’attuazione di uno schema integrale di ordinamento sindacale vada a limitare la libertà di espansione del sindacalismo democratico, che sembra pertanto orientarsi verso una disciplina limitata solo alla possibilità di estensione obbligatoria dei contratti di lavoro secondo un indirizzo analogo a quello delle più recenti leggi della Francia e della Germania di Bonn. La Direzione Centrale ha inoltre cercato di stimolare e seguire il nuovo programma di investimenti resosi urgente per le obiettive esigenze dei singoli settori delle varie regioni, per le necessità generali di espansione produttiva e per le esigenze della maggiore occupazione. I problemi che più frequentemente vengono sollecitati dalla base e che richiedono un più immediato intervento sono, i problemi relativi alle facilitazioni di credito per la piccola proprietà, all’incremento dei lavori pubblici, all’assistenza al collocamento. Altri provvedimenti devono essere inquadrati in un piano più organico e generale: tali sono i provvedimenti relativi all’industria meccanica, agli armamenti, alla manovra del credito e dei finanziamenti alle iniziative private, alla stabilizzazione dei prezzi. Concludendo l’on. Dossetti rileva che dinanzi a noi si pone un campo vastissimo di lavoro, che richiede un impegno deciso, coerenza e rapidità nell’esecuzione. Il problema fondamentale è questo: realizzare rapidamente gli indirizzi programmatici e le deliberazioni prese: esso non è risolvibile solo in un'unica direzione o con un unico mezzo; non bastano modificazioni tecniche di congegni burocratici, non basta neppure la sostituzione di uomini. Occorre un terzo fattore, cioè una precisa volontà politica che miri al rinnovamento e al perfezionamento continuo degli strumenti esecutivi, al coordinamento dei supremi organi amministrativi, secondo chiarezza di obiettivi e con decisione nella fase esecutiva. Perciò occorre che il Partito stesso scelga gli obiettivi, fissi a sé e al Governo dei traguardi ravvicinati e graduati per potere dare a tutti il senso del concreto e della possibilità della conquista. Ora, alla vigilia dell’inverno il Partito ne sceglie uno: la concentrazione e il coordinamento di una quota di possibile immediata realizzazione dei vari investimenti già previsti in un programma d’azione a fondo contro la disoccupazione invernale: azione che è il solo stabile fondamento per la continuità e la vitalità dei consensi più vasti della Democrazia Cristiana.
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In occasione di un convegno sulla “legge stralcio” tenutosi a Grottaferrata, vicino Roma, il 23 ottobre del ’50, Dossetti esortava la Dc e i suoi militanti a non considerare le riforme solo dal lato economico ma a intenderle come una importantissima occasione in grado di mutare la struttura sociale del Paese: capace di giovare anche al partito, temprandolo nella prova della loro difesa e attuazione, rendendolo più saldo nelle zone dove aveva scarsa presa, creando, in ultima analisi, una classe dirigente volitiva ed entusiasta disposta ad innovare e rendere proficua la vita interna della stessa Democrazia Cristiana.
La Dc realizza uno dei suoi capisaldi programmatici, “Il Popolo”, 24 ottobre, 1950, ora in L. Giorgi, Una vicenda politica. G. Dossetti (1945 -1956), cit. pp. 292 - 293.
Il Presidente De Gasperi e il Segretario Politico Gonella hanno presentato ieri a Grottaferrata, il Convegno di studi sulla legge «stralcio» della riforma fondiaria. Erano, fra i segretari provinciali della D.C delle zone interessate all’applicazione della legge e numerosi tecnici ed esperti, il ministro dell’Agricoltura Segni e il sotto segretario Colombo. DE GASPERI ha rivolto ai convenuti cordiali parole di saluto, compiacendosi per l’organizzazione i risultati del Convegno di cui ha sottolineato l’importanza e l’utilità ai fini migliori di quella intensa ed efficace collaborazione che il Partito intende svolgere per l’attuazione del vasto provvedimento di giustizia sociale. Il Presidente del Consiglio, dopo essersi soffermato sul contributo che richiede il realizzarsi della riforma, ha ricordato che bisogna incessantemente attingere all’ispirazione cristiana. La forza della fede e lo spirito di sacrificio - ha proseguito De Gasperi sono indispensabili per vincere ogni ostacolo in ogni campo. Si deve guardare non tanto al contingente quanto all’avvenire, con quel senso della continuità dei nostri ideali e della nostra azione che solo può animare la nostra fiducia e spronarci all’impegno del dovere da compiere al servizio del popolo italiano. Domenica nella seconda giornata del Convegno il prof. Medici aveva chiaramente e dettagliatamente illustrato la legge soffermandosi a sottolineare la grande portata economica e sociale, anche in specifico rapporto alle caratteristiche e ai problemi delle zone comprese nella sua sfera di applicazione. Successivamente il prof. Caglioti, presidente dell’Opera della Sila, aveva fatto un’interessante esposizione sulle esperienze acquisite con le prime applicazioni della legge speciale per la Sila. Il prof. Ciardi a sua volta, si era soffermato a sottolineare il concreto apporto dato dal Partito all’applicazione della legge silana. Infine il prof. Salomone aveva riferito sulla formulazione della legge «stralcio», particolarmente per quanto riflette le tabelle di «scorporo». Ieri mattina il prof. Medici ha completato la relazione. Alle relazioni ha fatto seguito una larga discussione con numerosi interessanti interventi. Dossetti ha quindi svolto la sua relazione illustrando i compiti del Partito nella fase di realizzazione della legge. Alla base di questa attività del Partito dev’essere una piena coscienza della bontà della legge stessa: dobbiamo creare attorno ad essa un clima di fattiva collaborazione nell’interno del Partito e di vasti consensi all’esterno, in modo tale da vincere le resistenze opposte dalle varie forze economiche ad essa interessate e da superare talora le diffidenze che si possono diffondere anche nelle stesse masse contadine, prima che non si sia riusciti a raggiungere concreti risultati. Il Partito dovrà a questo scopo procedere con cautela fino a che non si siano determinate le mete che si vogliono raggiungere; ma quando queste siano state prescelte dovrà procedere con decisione e fermezza, cercando di influenzare l’opinione pubblica, mantenendo contatti con le autorità preposte alla realizzazione della riforma e con gli Enti incaricati di eseguirla, precedendo l’iniziativa comunista e cercando di precorrerne i tempi. La Democrazia Cristiana sente che questi provvedimenti legislativi possono divenire importanti elementi di lievitazione sociale: essi non devono essere considerati solo sotto l’aspetto sia pure importante, dei benefici che apporteranno nel campo economico, ma anche e soprattutto come elementi di una progressiva trasformazione della struttura sociale del Paese, capaci di apportare radicali mutamenti nella mentalità e nel costume delle classi contadine. Sarebbe però oltremodo pericoloso se questa lievitazione sociale rimanesse un fatto provvisorio e non portasse invece a raggiungere un nuovo assetto sociale stabilmente organizzato e tale da dare continuità ai risultati raggiunti. Concludendo Dossetti afferma che tale riforma pone al Partito gravi problemi perché proprio là dove esso è più debole si deva affrontare il peso di realizzazione della legge e sopportare lo sforzo che essa impone per essere attuata con decisione ed efficacia. Tuttavia anche laddove il Partito è più debole, o forse non esiste neppure come forza organica e capace di determinare l’evoluzione politica dell’ambiente questi compiti devono essere affrontati. In un certo senso curiamo prima la riforma il Partito verrà poi. «Se noi abbiamo il coraggio affermava infatti Dossetti la riforma non solo porterà i frutti benefici nel campo economico e sociale, ma anche porterà questo frutto finale, per noi di particolarissima importanza, di suscitare e creare il partito là dove per caso esso non esistesse con sufficiente forza e con sufficiente saldezza. La rottura delle resistenze ambientali, la preoccupazione dei compiti nuovi che impone, la lievitazione inevitabile della massa sociale che esso provoca, farà inevitabilmente suscitare coloro che si sentiranno investiti di queste responsabilità e che nel realizzare la riforma realizzeranno anche questo, realizzeranno cioè la vita feconda del Partito».
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Dossetti chiedeva al partito, nel Convegno organizzativo di Caserta, di superare una concezione anticomunista ancora grossolana e dettata dalla paura, per spostare in avanti il proprio asse democratico, così da portare il Paese verso lidi di modernizzazione sostanziale e concreta. Questo sforzo richiedeva però delle scelte decise e forti che recidessero con nettezza i condizionamenti del passato in favore di una politica di rinnovamento portata in profondità e senza tentennamenti, in grado di mutare la struttura dei rapporti socio-economici della nazione. Di questo compito, gravoso e incombente, doveva farsi carico il partito, in modo da assurgere ad un ruolo di traino per l’Italia, assumendo, oltretutto, la funzione di educare le coscienze dei cittadini.
Una Dc che doveva essere in grado di parlare con voce autonoma e indipendente dalle posizioni del governo. Il suo appello cresceva forte e determinato, egli intuiva che il proprio intento riformista veniva man mano abbandonato dal resto della Democrazia Cristiana, o usato con finalità diverse da quelle che egli desiderava e sperava, e per le quali aveva speso tanto impegno e tanta passione.
La solidarietà alla base della pace e del progresso sociale, “Il Popolo”, 28 novembre 1950, ora in L. Giorgi, Una vicenda politica. G. Dossetti (1945 -1956), cit. pp. 293 294.
Ai lavori del Convegno Organizzativo della Democrazia Cristiana tenutosi domenica a Caserta, ha partecipato l’on. Dossetti, vicesegretario politico del Partito. Egli ha esordito sottolinenado l’importanza determinante che la Campagna per la vitalizzazione del Partito può avere non solo per la saldezza interna della Democrazia Cristiana, ma anche per il suo influsso politico nell’attuale momento. «Si parla egli ha detto di clima politico mutato e meno favorevole per il Partito di maggioranza ed in genere per i partiti democratici. In realtà si ha soltanto una fase di travaglio nel passaggio da una coscienza democratica ancora istintiva e indifferenziata, genericamente anticomunista, a una coscienza democratica più matura e definita. Questa coscienza via via che si specifica, impone delle scelte spesso costringe a sacrifici di interessi, inevitabilmente determina, almeno sul momento, degli scontenti. Impone, per esempio, la scelta contro o a favore della riabilitazione del fascismo, la scelta a favore o contro la riforma fondiaria; la scelta a favore o contro la perequazione tributaria e misure fiscali che colpiscano gli utili della congiuntura, riportandone parte allo Stato e garantendo la stabilità monetaria; la scelta a favore o contro una disciplina economica che potenzi ed orienti la nostra produzione in misura e secondo criteri più proporzionati ai bisogni del nostro popolo, alla lotta contro la disoccupazione e allo sforzo comune difensivo e produttivo delle democrazie occidentali. Questa fase di travaglio potrà essere soltanto transitoria e darà luogo a una nuova fase di consolidamento democratico, se il Partito di maggioranza sa divenire sempre più consapevole delle proprie responsabilità e sempre più efficiente nella sua organizzazione e nella sua azione politica. A questo possono concorrere principalmente due cose: 1) che il Partito di maggioranza si rinnovi e perfezioni le sue strutture e concreti e specifichi il suo programma di azione in modo da divenire sempre più capace di esprimere una vera volontà politica, adeguata ai problemi del momento: cioè si renda sempre più degno non di comandare ma di servire il Paese. Di servire, quale mediatore fra lo Stato e il popolo, quale educatore della coscienza politica delle masse, quale cooperatore ed esecutore nelle conquiste e nelle riforme sociali: 2) che il Partito di maggioranza sappia superare con fermezza le obiezioni e le resistenze che da più parti oggi si tenta di frapporre alla sua funzione di ispiratore e di guida della vita politica e della azione del Parlamento e del Governo. Oggi per la giovane democrazia italiana non è né anacronistico né rivoluzionario, ma del tutto attuale e legittimo quello che Disraeli diceva 80 anni fa per la democrazia inglese: “Io vi dico che non potete aver un governo parlamentare se non avete un governo di partito”».
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Il ruolo dei giovani era fondamentale nella riflessione dossettiana. Essi avevano il compito di vivificare il partito, di renderlo mobile e attivo nella strada riformistica intrapresa. Questi dovevano essere, però, invogliati all’impegno politico e sociale da un’adeguata azione riformatrice da parte dello Stato in grado di dare affidabilità e forza al ‘regime democratico’.
Partendo dal ruolo delle giovani generazioni egli parlava della sua concezione di partito: esso doveva essere un’organizzazione tutta tesa alla costruzione disinteressata e appassionata di nuove strutture sociali per il Paese. La Dc doveva dotarsi, a suo giudizio, di: “intransigenza magnanima, altruistica, benefica nella costruzione, concreta nelle nuove strutture sociali”.
Pochi mesi prima dell’abbandono da parte sua della vita politica, queste erano parole che spiegavano verso quali fini si era speso il suo impegno e che lasciavano un’eredità coerente, forte e difficile, alle giovani generazioni.
Un discorso di Dossetti al Congresso dei GG.GG. Presenza attiva della gioventù DC in tutti settori della vita del Paese, “Il Popolo”, 28 gennaio 1951, ora in L. Giorgi, Una vicenda politica. G. Dossetti (1945 -1956), cit. pp. 294 - 295.
I presidenti delle varie sezioni hanno riassunto ieri sera nella sede del Foro Italico il dibattito svoltosi al congresso nazionale della gioventù democristiana: stamane il Presidente del Consiglio terrà il discorso conclusivo alle ore 10 al Teatro dell’Opera. L’on. Dossetti ha tratto le conclusioni dei lavori della I sezione facendo una relazione organica delle discussioni svolte. L’oratore ha sottolineato la validità delle indicazioni che sono venute manifestandosi nel susseguirsi degli interventi e quali hanno enucleato queste serie di problemi generali; rapporti tra i giovani d’oggi e gli anziani, rapporti con lo Stato e quindi con il regime democratico, posizione dei gruppi giovanili in seno alla D.C ed azione in tutta la gioventù italiana. L’on. Dossetti ha messo in evidenza le differenziazioni di mentalità e di educazione che si riscontrano tra le generazioni giovanili e quelle anziane, che hanno sperimentato il periodo prefascista o hanno vissuto la resistenza al fascismo con la naturale conseguenza di una certa difficoltà di inserimento dei giovani nella vita dello Stato , così come si è storicamente man mano delineato, e che anche dopo la Liberazione non ha saputo integralmente accogliere le istanze di rinnovamento politico recate dai giovani. Venendo ad esaminare la situazione dei giovani all’interno del partito l’on. Dossetti ha analizzato la concezione di partito che anima la maggior parte delle nuova generazione la quale, sostiene la necessità di un partito ben strutturato e ben definito. A questo punto l’on. Dossetti ha specificato le due concezioni di partito: una gretta faziosa che tende a usare il partito unicamente come strumento di potere. L’altra che sostanzia la caratterizzazione del partito di una intransigenza magnanima, altruistica, benefica nella costruzione, concreta nelle nuove strutture sociali. Dopo aver esaminato la funzione dei giovani nell’ambito delle prossime competizioni elettorali l’oratore riferendosi all’azione che deve condurre lo Stato a favore dei giovani ha sottolineato che l’opera pregiudiziale per una fruttuosa risoluzione dei problemi particolari dei giovani sia da ricercarsi nella fiducia che lo Stato deve sapere a poco a poco conquistare con l’attività di tutti i settori della vita nazionale e con la prova concreta dell’efficienza del regime democratico. Il problema quindi non era quello di occuparsi subito delle condizioni particolari dei giovani ma di creare condizioni popolari di fiducia dalle quali sarebbero scaturite la sicurezza della buona fede della nuova classe dirigente e del regime politico da essa iniziato, la fiducia nelle capacità realizzatrici della democrazia e quindi l’adesione inconsapevole e stabile dei giovani al regime democratico. Occupandosi della funzione dei G.G verso l’esterno l’on. le Dossetti ha richiamato l’azione sociale che i giovani devono compiere per portare la gioventù indifferente ad acquisire l’urgenza dei permanenti problemi sociali. All’interno del partito i G.G devono essere gli strumenti migliori della vitalizzazione portando il loro contributo di critica di operosità e di intuizione alla soluzione dei problemi. L’oratore ha sottolineato che non bisogna avere timore del rigorismo dei giovani, perché questo in definitiva è una componente della vitalità e della forza del partito. L’on. Dossetti ha concluso tra vivissimi applausi, sottolineando come, dagli stessi più urgenti e più gravi momenti che la situazione politica internazionale e interna suscitano derivi a tutta l’azione politica del partito e del governo da esso ispirato una duplice caratteristica che, se è soddisfatta è veramente tale da assicurare alla D.C e al regime democratico il consenso e l’apporto generoso della masse giovanili: cioè una condizione di speranza e una condizione di urgenza. Condizione di speranza che è nel fatto stesso per cui la gravità dei nuovi problemi suscitati dalla situazione internazionale impone di prendere piena coscienza di squilibri strutturali cronici nel nostro paese e di provvedere al loro risanamento proprio in virtù dei bisogni e delle necessità di difesa e di vita. Condizione di urgenza che richiede di riguadagnare certe lentezze del passato e di procedere in fretta «perché andare in fretta è il passo dei giovani, e il passo della vita». Alla II Sezione dopo la risposta dei relatori Franca Falcucci, Enrico Sposito e Aldo Tartagnini ha preso brevemente la parola il Vice Segretario Dossetti intervenuto all’ultima fase dei lavori della Sezione. Dossetti ha detto agli studenti che la loro capacità di azione politica deve essere testimoniata anche nella misura nella quale sapranno conquistare al Partito e alla democrazia i giovani lavoratori, sapranno dare un valore umano alla loro cultura, sapranno comprendere la funzione del Partito anche come strumento di azione politica giovanile.
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