| Intervento al 3° congresso nazionale ACLI del novembre 1950
La Democrazia Cristiana, che voi così calorosamente avete salutato, il Segretario del Partito, oggi assente perché impegnato ad inaugurare una realizzazione in terra italiana sofferente, l'Università nuova di Trieste, la direzione centrale e io personalmente, auguriamo al vostro terzo Congresso il più fecondo e costruttivo lavoro.
Amici delle ACLI, noi sentiamo, accostando il vostro impegno di costruzione, di discussione, di dibattito, di decisione, sentiamo di accostarci veramente a quella che è la matrice profonda e determinante del nostro impegno e del nostro lavoro. Sentiamo di accostarci a questa matrice, che è la nostra, ad un duplice titolo: per quel titolo che vi fa anzitutto professare cristiani e che è già stato qui più volte richiamato, e per quel titolo che vi fa affermare lavoratori. In quanto cristiani organizzati nelle Acli noi sentiamo in voi la continuità organizzata nella forma migliore e più qualificata di quella tradizione sociale cristiana alla quale si ispira la nostra fatica e alla quale noi vogliamo attingere non soltanto le grandi mete generiche ma anche le precisazioni completamente e storicamente sempre rinnovate e attualizzate di quell'impegno e di quelle mete generali.
Come lavoratori in particolare voi rappresentate di quella continuità e di quella tradizione l'elemento che ha su di sè, se mi permettete, il massimo impegno e il massimo di responsabilità: cioè quello di realizzare della nostra tradizione sociale cristiana il rinnovamento permanente e l'attualizzazione sempre più fresca e sempre più rispondente alle esigenze dell'ora e del momento.
Come lavoratori voi siete dei facitori, gente che opera, gente che fa non solo col proprio lavoro personale, con la propria fatica quotidiana ma anche, appunto, con quell'impegno di solidarietà che non è in voi semplicemente aspetto generico e culturale o programma interiore di vita, ma esigenza quotidianamente sofferta e perciò veramente capace di aprire nuovi varchi e nuove strade. Ecco perché venendo ad augurare a voi un buon lavoro noi sentiamo di augurare un lavoro fecondo anche per la nostra fatica. Dalle vostre discussioni, dai vostri dibattiti, dalle vostre decisioni deve nascere, per così' dire, quello che è il rinnovamento permanente, l'ttualizzazione continua, la capacità di inserzione storica sempre più viva e sempre più operante della nostra tradizione sociale cristiana.
Indubbiamente questo vostro terzo Congresso si apre in un'ora che non è soltanto un'ora di grandi fulgori per la storia della cristianità, ma è anche un'ora di grande impegno e di grande fatica, di grande responsabilità per la nostra umanità itinerante, per questa nostra umanità in cammino; un'ora che presenta, rispetto alla situazione di pochi mesi fa, elementi dinamici che sono pieni di interrogativi ma anche pieni di grandi speranze. Siamo in un momento in cui tutti i popoli sentono non solo per una suprema esigenza di difesa esterna, ma anche per un rinnovamento della propria legittimazione storica, per il consolidamento della propria dignità, per il rinforzo delle proprie ragioni di vita e di azione, sentono un particolare impegno, sentono la necessità di una mobilitazione integrale delle proprie energie, sentono veramente il bisogno di darsi delle strutture che rispondono a queste supreme esigenze.
Ora, amici lavoratori, è chiaro che in questo momento di grandi sforzi mondiali di mobilitazione universale ed integrale i lavoratori sono chiamati a svolgere una parte prevalente. I lavoratori sono sempre stati chiamati ad adempiere gravissimi compiti e a soddisfare grandi responsabilità, grandi sforzi, e perciò voi avete in quest'ora, proprio in nome di questi sforzi, il diritto di appellarvi e di chiedere nuove e più complete e più esaurienti responsabilità. Responsabilità corrispondenti ai vostri sforzi, corrispondenti ai vostri meriti. Ecco perché mi pare che il vostro Congresso si apre in un'ora in cui la nostra tradizione e i principi che la ispirano devono fare la prova con esigenze nuove, devono sapersi adeguare ad una capacità di rispondere ai vostri diritti e alle vostre responsabilità. Ecco perché questo vostro terzo Congresso di apre così pregno di impegno e così carico di responsabilità.
Io spero che nei vostri lavori questo senso di responsabilità di continuatori della tradizione e di rinnovatori di essa di fronte alle nuove esigenze si faccia sentire in una maniera particolarmente feconda, che sia veramente ancora una volta questa la matrice dalla quale tutti coloro che operano nei diversi campi concreti dell'agire sociale cristiano possano trarre la loro ispirazione e il loro impeto. Voi avere il dovere, avete il diritto di darlo questa ispirazione e questo impegno, di richiamare coloro che voi stessi in fin dei conti avere espresso e deputato ad agire nei vari compiti concreti e nelle varie organizzazioni che devono attuare le vostre direttive fondamentali di ispirazione. Voi avete il diritto di sollecitarli, di stimolarli e noi, tutti noi, saremo felici di attingere da questa vostra rinnovata affermazione di continuità e perennità di vita; gli stimoli capaci di fissarci nuove mete e più fecondi compiti di azione per il nostro prossimo operare.
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