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"Molte volte ho cercato di analizzare obiettivamente il suo comportamento, per vedere se non riuscivo a trovarvi infine qualche traccia di genialità. Alla fine però mi sono accorto che era tutto inutile, poiché in lui non vi era nulla di geniale, solo di diabolico".
Così il generale Franz Halder, capo di stato maggiore della Wehrmacht durante la Seconda guerra mondiale a proposito del suo comandante in capo Adolf Hitler.
Silvio Berlusconi naturalmente non è Hitler, e i reati di cui è accusato sono imparagonabili a quelli del fondatore del nazismo: pure, la frase di Halder è in qualche modo riconducibile alla sua persona nel senso che ogni analisi obiettiva del comportamento di S.B. (come direbbe Franco Cordero), porta a concludere che egli è veramente inadatto a governare il Paese se non nel senso di fare del Paese lo strumento per gli interessi personali suoi e della sua fazione.
Suonano perciò alquanto difficili da raccogliere gli inviti formulati, non sappiamo quanto in buona fede, da illustri commentatori affinché vengano abbassati i toni della discussione politica. Innanzitutto perché in genere questi inviti, talvolta con toni molto arroganti, vengono rivolti esclusivamente all’ opposizione.
La maggioranza, con il suo padrone in testa, è invece liberissima di ingiuriare e di dare e togliere patenti di democrazia, di contraddirsi, di promettere sgravi fiscali che immancabilmente arriveranno l’anno successivo (oggi non si fa credito, domani sì, come spiritosamente annunciano certi avvisi nelle botteghe), di denunciare gli inesistenti buchi di bilancio altrui e di tacere pudicamente sui propri, realizzati previo allontanamento di un Ragioniere generale dello Stato non amico delle sinistre ma rispettoso dei conti.
Tutto questo, beninteso, nel casto silenzio di quei moralisti che allignano generalmente dalle parti di via Solferino a Milano, i quali non hanno però parole sufficienti per insultare e dileggiare l’opposizione che scende in piazza. Come se qualcuno avesse pensato che il protestare davanti al Senato perché stava varando una legge iniqua e funzionale solo agli interessi di una o due persone fosse il preludio di una sorta di assalto al Palazzo d’Inverno con Nanni Moretti in veste di Trockij o di Antonov Ovseenko e il ruolo di Lenin incerto fra Pancho Pardi e Paul Ginsborg. Mancavano i marinai baltici e l’incrociatore Aurora, ma non sono simili sciocchezze che possano fermare Panebianco o Merlo.
La sensazione è che a dare fastidio a Berlusconi e soci non sia tanto il dissenso in ordine alla politica giudiziaria o a quella economica e sociale, poiché la destra, che ha in Parlamento una larga maggioranza ed ha dimostrato di potersene brutalmente servire, è quindi in grado di far divenire legge qualsiasi proposta, per quanto incostituzionale o assurda essa sia. No, a preoccupare sul lungo periodo è il risvegliarsi di una coscienza civile, soprattutto se esso contagiasse anche quei settori sociali che hanno votato a destra perché illusi dalle promesse di cuccagna spacciate a piene mani.
A maggior ragione se poi il dibattito si spostasse su argomenti ancor più scivolosi di quelli giudiziari, in quanto può persino darsi che vi sia qualcuno che realmente crede che i giudici siano tutti comunisti. Sarà però difficile nel pieno di una crisi economica che si manifesterà in primo luogo con l’aumento del tasso medio di disoccupazione (e già vi sono segnali precisi in questo senso) andare a spiegare che è colpa dei Governi di centrosinistra, o addossare la responsabilità ai cupi scenari internazionali. La crisi colpisce tutti, è vero, ma esistono sistemi e scelte politiche che permettono una maggiore o minore tutela dei più deboli, e il "creativo" approccio berlusconiano non pare esattamente il più adatto.
Ma è chiaro che per incalzare il Governo su questi temi il centrosinistra stesso dovrà cambiare, e potrà farlo solo se smette di giocare sul campo dell’avversario, partendo sempre da posizioni di debolezza.
E’ sintomatico infatti che, anche in libri usciti recentemente in pompa magna, personaggi che hanno avuto ruoli non indifferenti nell’ involuzione dell’Ulivo durante l’ultima legislatura si impanchino nuovamente a maestri cavalcando il loro abituale cavallo di battaglia (che si è rivelato un ottimo cavallo anche per Berlusconi: di Troia, naturalmente) è quello della totale supremazia dei partiti su ogni e qualsiasi forma di partecipazione civile. Pare di rivedere la disperante parabola della destra comunista, che univa un feroce centralismo politico (ed una totale sottomissione all’Unione sovietica in politica estera) ad una totale incapacità progettuale che la portava a fare accordi di qualunque tipo con chiunque, sempre più al ribasso (si pensi al cupo clima della Federazione napoletana del PCI egemonizzata da Giorgio Amendola e Salvatore Cacciapuoti, o alla parabola del "migliorismo" milanese, finita coerentemente con il pieno coinvolgimento in Tangentopoli). Così, se la parola d’ordine di questo strano tipo di "riformismo" negli anni Ottanta era : "andiamo con Bettino", negli ultimi tempi è sembrata essere: "con Tony fino alla morte".
E bisogna dire che se le sono proprio bevute tutte: dall’inesorabile avanzata della new economy alle bombe lanciate per beneficenza su Belgrado e Kabul, dai fasti della "terza via" globale all’identificazione del sindacato come di un nemico del cambiamento, e si potrebbe continuare.
Sempre e comunque si ha la sensazione di un eterno ed affannato ritardo della sinistra rispetto allo sviluppo neocapitalistico e alla sua crisi ormai evidente, al punto di farsi cucire addosso la famosa batutta di Napoleone sull’Austria: "Toujours en arriere: d’un annèe, d’un armèe, d’un idèe".
Così sprovveduta da non aver intuito l’ascesa del movimento sulla globalizzazione, riducendolo ad acne ribellistica giovanile, perdendo in modo imperdonabile l’occasione di Genova consegnandola a provocatori violenti e alla repressione di stile sudamericano di una sbirraglia impazzita al servizio di un Governo cinico.
Così sprovveduta da perdere nei propri insediamenti tradizionali, ma con la consolazione di avere invitato Renato Soru al proprio congresso e di avere cenato qualche volta con Romiti, mentre gli operai ed i pensionati davano credito alla spuma berlusconiana che tracimava dalla tv e dai cartelloni pubblicitari.
Quando si dice che il compito primario del centrosinistra è la rappresentanza e la difesa dei ceti più deboli economicamente si enuncia la bozza di un programma politico che, in una situazione di governo, deve esprimersi con una coerente politica di sviluppo sociale ed economico, sapendo che le serenate sotto i balconi di altre rappresentanze sociali finiscono generalmente con una secchiata d’acqua gelida.
No, non è il momento di abbassare i toni, ma è quello di aguzzare l’ingegno per dare voce a quell’altra Italia, potenzialmente maggioritaria, che vuole vivere in una Repubblica, non in un feudo della famiglia Berlusconi.
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