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L’editoriale di Ezio Mauro su "Repubblica" del 16 novembre già dal titolo ("A destra s’avanza uno strano cristiano") rivela una tensione presente in certo mondo laico in ordine alle questioni sollevate dall’intervento del Papa a Montecitorio ed alle forme della presenza sociale e politica dei credenti in questo inizio del XXI secolo.
Esaurita la fase dei movimenti democratico cristiani, che ancor oggi le frange tradizionaliste considerano una forma di eresia e di immissione dello spirito secolare nel pensiero cattolico, si affaccia ora un modo di intendere tale presenza come necessità di far fronte alla secolarizzazione venendo a patti con quelle forze politiche, economiche e sociali che si rendono disponibili a sostenere le "opere" cattoliche. Mauro fa riferimento diretto a Comunione e liberazione ed alle sue propaggini, parlando di una triade "Giovanni Paolo II, Augusto del Noce e don Giussani" , come base non solo di una più aggressiva presenza dei credenti nella storia d’Italia, ma anche ad uno degli elementi di un’inedita miscela con una politica dichiaratamente di destra, che può portare alla nascita di una nuova matrice culturale. Tale nuova matrice compendierebbe il vecchio ed il nuovo, una cultura di stampo tradizionalista con i nuovi mezzi di informazione e di gestione del potere, quella stessa, che, secondo la parola di Baget Bozzo, potrebbe portare a delegittimare il 25 aprile come simbolo di festa nazionale perché metterebbe l’antifascismo, la laicità dello Stato e la memoria del Risorgimento e dei principi del 1789 fra i rifiuti della storia (tragica conclusione per l’infelice battuta rivolta da Trockij ai menscevichi).
A questo punto ad essere compromesso sarebbe l’intero spirito repubblicano, ed è in questo senso che Mauro chiama alla lotta i laici e la sinistra invitandoli, sempre citando il Papa, a non avere paura di combattere anche trovandosi in minoranza.
Come sempre accade, Mauro ed altri esponenti della cultura laica commettono l’errore di confondere una parte con il tutto, e non hanno occhi per vedere la presenza di altre forme dell’agire storico dei credenti.
Non hanno visto ad esempio, mel settembre scorso, al Palazzo dello sport di Casalecchio di Reno, in quel di Bologna il grande convegno dei Missionari Comboniani arrivato al termine della carovana per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato che ha toccato con larga partecipazione diverse città italiane e che ha visto coinvolte numerose altre organizzazioni dell’area del cattolicesimo democratico fra cui le ACLI, Pax Christi e la rete Radiè Resch, organizzazione di solidarietà con il Terzo mondo fondata anni fa dall’ottimo Ettore Masina.
Protagonista della carovana e della manifestazione bolognese è stato indubbiamente Alex Zanotelli, l’ardimentoso missionario trentino di ritorno dall’inferno di Korogocho, che è diventato un po’ il catalizzatore di quello che sarebbe errato definire un nuovo terzomondismo, giacché si tratta forse di un nuovo modello di globalizzazione, la globalizzazione della solidarietà che nasce dalla presa d’atto dell’interdipendenza fra i destini dei popoli, e dall’analisi spassionata di una crescita degli scambi transnazionali che si è risolta sin qui in un crescente impoverimento dei Paesi poveri e da una messa in discussione, nei Paesi ricchi, di quei diritti che le classi sociali subordinate avevano ottenuto con lotte durissime.
Significativamente perciò a Zanotelli sono state affiancate personalità diverse come Enzo Biagi, il grande giornalista così inviso al potere illiberale che ci governa, il giudice di prima linea Gian Carlo Caselli e soprattutto Beppe Grillo, l’attore che da star dei sabati sera televisivi è passato ad un ruolo di provocatore e di ricercatore, che attraverso i suoi spettacoli sempre gremiti cerca di far riflettere le persone sui limiti di uno sviluppo sempre meno attento alla persona umana.
Si può quindi dire che l’appuntamento di Casalecchio, come successivamente la massiccia presenza di credenti singoli ed associati al Social Forum di Firenze, sia stato un punto di raccolta ideale per quelle realtà del mondo cattolico che sentono la loro fede profondamente sfidata dalle ingiustizie del mondo d’oggi e a partire dalla fede cercano di modulare una risposta che sia conforme alle esigenze dell’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio.
Zanotelli ha cercato di rendere il senso di questo impegno attraverso un’originale analisi esegetica dell’Apocalisse di San Giovanni, forse il testo più oscuro e per questo variamente interpretato del Secondo Testamento. Letto generalmente come la visione di una comunità perseguitata che sogna la sua liberazione da parte di Dio nel giudizio finale, esso è una potente testimonianza della ferocia dei potenti e dei ricchi contro i più deboli, riassunta nell’immagine di Babilonia, la città dei commerci, della prostituzione e delle guerre. Zanotelli, in un’intervista alla stessa "Repubblica", ha sottolineato come l’immagine di Babilonia rimandi in realtà a Roma, al suo potere imperiale che le prime comunità cristiane consideravano come l’incarnazione di tutto ciò che si opponeva al messaggio di Gesù.
D’altro canto, padre Alex nega che l’Impero di oggi coincida con gli Stati Uniti, nel senso che la potenza del denaro e della tecnologia che si regge sul potere bellico è in realtà assai più decentrato di quanto non sembri. Quello che è chiaro è che per il credente non possono esservi esitazioni: nel momento in cui vuole coltivare la speranza a cui è stato chiamato con il suo Battesimo, egli deve schierarsi per amore a favore dei più poveri, dei deboli, degli sfruttati.
Interessante è però notare che tale lettura, che pure si appoggia autorevolmente sul dettato biblico, sempre diffidente dei ricchi epuloni, e su molta parte dell’insegnamento sociale della Chiesa, appare assai poco condiviso non solo nella prassi quotidiana di quei "cristiani della domenica" che raramente ispirano la loro vita al messaggio evangelico, ma è anzi autorevolmente contestata a livello teorico da non pochi pensatori cattolici.
Lasciamo pure da parte le varie famiglie del tradizionalismo, molte delle quali non riconoscono l’autorità dei Pontefici da Giovanni XXIII in poi e considerano il Concilio Vaticano II, secondo le parole del Vescovo scomunicato Lefebvre, il "colpo da maestro di Satana" contro la Chiesa cattolica.
No, parliamo piuttosto di una presenza conservatrice che accetta formalmente il Concilio è che è fortemente radicata in milieu ecclesiali e accademici ben definiti, soprattutto negli Stati Uniti, che ha sue riviste e istituti di ricerca e che conduce un’ analisi teorica tutt’altro che volgare.
Alcuni nomi di questa corrente sono noti anche in Italia, come quelli dei "teologi del capitalismo" Michael Novak , John Sirico e Richard Niehaus, o meno noti, anche se importanti, come quello del sociologo George Weigel. Proprio costui, già autore di una biografia di Giovanni Paolo II assolutamente tendenziosa ed ideologicamente connotata, ha di recente pubblicato un nuovo volume, ancora inedito in Italia, in cui propone le sue soluzioni alla crisi del cattolicesimo improntate ad una visione rigorosamente conservatrice sia nei costumi che nella dimensione dell’impegno sociale e politico. Da notare che il Weigel, intervistato da "Avvenire" nel dicembre 2000 poco dopo la rocambolesca elezione di Bush jr. (ed è da domandarsi perché quel giornale intervisti sempre un certo tipo di cattolici ), non si peritò, da fervente repubblicano, di capovolgere la realtà dei fatti accusando Al Gore di aver voluto vincere con i trucchi, quando invece il vero trucco era l’elezione di un candidato grazie ai maneggi elettorali di uno Stato governato dal fratello e ad una sentenza politica voluta da un giudice supremo nominato dal padre.
Del Concilio questa corrente accetta alcuni aspetti più di superficie, come la Messa nelle lingue nazionali e una certa dose di ecumenismo, ma rifiuta ogni tentativo di applicazione di quello spirito conciliare così ben descritto da Alberigo nella sua monumentale storia del Vaticano II, e ovviamente ne anatemizzano le conseguenze sociali e politiche a partire dalla teologia politica e la teologia della liberazione.
Non è un caso che fra gli immediati orecchianti nostrani di queste teorie vi siano taluni studiosi assai vicini alla Casa delle libertà come Antiseri, Del Debbio, Infantino e lo stesso Buttiglione, e che siano alla base delle grottesche adunanze di "intellettuali" coordinata da Dell’Utri e Adornato, il quale ultimo ha recentemente proclamata (in base ad un decreto ministeriale, si suppone) la fine della distinzione fra laici e cattolici facendo presumibilmente rivoltare nella tomba Lucio Colletti.
E’ chiaro dunque che alla base di queste teorie vi è sicuramente un tentativo neppure troppo coperto di dare copertura ideologica e teologica al neocapitalismo, allargando per così dire le crune degli aghi e spegnendo nelle società ricche ogni inquietudine in ordine alle ragioni per cui i poveri sono poveri (è colpa loro, è la sostanza di molti discorsi).
L’agire cristiano in politica come "principio del non appagamento" finisce dunque per estinguersi in una logica in cui l’"enrichissez vous" dell’ugonotto Guizot (o l’ "arrangiatevi" del presunto cattolico Berlusconi) soppianta cent’anni e più di insegnamento sociale dei Papi.
E’ significativo che CL, la quale nacque oltre trent’anni fa su tutt’altre premesse, si sia ora sostanzialmente allineata a queste tendenze, al punto che le più feroci invettive contro il movimento new global si possono leggere nella rivista ciellina "Tempi", e che al giornalista ciellino Antonio Socci la RAI berlusconizzata abbia affidato il killeraggio del movimento con la sua trasmissione "Excalibur".
Crediamo però che né Mauro né le forze politiche del centrosinistra debbano dimenticare che esiste una componente significativa dell’associazionismo cattolico e del variegato mondo delle parrocchie che non si riconosce in queste teorie e che cerca ancora una sua adeguata rappresentanza politica.
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