L'Atlantico più largo
editoriale di maggio 2004 - di Giovanni Bianchi

Che succede nel mondo a un anno dalla presa di Baghdad, mentre la grande balla della guerra umanitaria affonda nel sangue e nella rovina? Due elementi possono essere enucleati. La prima: gli americani non vanno interpretati, vanno letti, Henry Kissinger, nel suo libro tradotto in Italia con il titolo "L'arte della diplomazia" 1996, dedica le prime 80 pagine a dimostrare perché gli americani non vogliono e non possono essere europei.

Preso atto della differenza, occorre fare il passo successivo che ci è chiarito direttamente da parte di questo politico tutt’ altro che "neo-con", di buone letture, di testa fredda e di coscienza foderata d’ amianto: "L'impero non è nell'ordine internazionale, è l'ordine internazionale". Ecco qui cadere la cesura fra l’ America imperiale e quella che Rumsfeld ha chiamato con disprezzo la "Vecchia Europa", ed è un contrasto che si colloca non tanto sulla frontiera di principi astratti ma tutto all’ interno di una logica di potenza e di memoria storica, due questioni, detto per inciso, che sono completamente estranee alla povera mente del derelitto inquilino di Palazzo Chigi.

Nella storia della Germania e della Francia c’ è tutto fuorché il pacifismo ed il buonismo. Però Chirac e Schroeder (il primo più che il secondo) hanno ben capito due cose: primo, che l'Europa non può esserci politicamente, nascendo da subito ai propri occhi e agli occhi del mondo con il peso di una partnership servile nei confronti degli Stati Uniti (qualcosa che assomiglierebbe a quella "amicizia brutale" che il Deakin affermava essere la vera chiave interpretativa del rapporto fra la Germania e l’ Italia nella seconda guerra mondiale)

In secondo luogo hanno compreso che si è aperto un vuoto nella politica euro-mediterranea: non a caso Chirac ha avuto in Algeria un successo di folla che il generale De Gaulle, che pure aveva concesso agli Algerini l’ indipendenza, non si era mai sognato di ottenere.

E’ per questo che appare pressoché suicida l’ implicita liquidazione della tradizionale politica mediorientale del nostro Paese, quella dei Moro, degli Andreotti, soprattutto di Enrico Mattei, grande Ministro degli Esteri senza feluca, voluta ad ogni costo da Berlusconi che, con il suo allineamento acritico alle istanze imperiali, con lo schierarsi per Sharon contro Arafat ed Abu Mazen, rischia di rendere impossibile qualunque seria politica italiana negli scenari caldi del pianeta. Si è molto discusso della ispirazione religiosa dello staff di Bush, della presenza in esso di molti seguaci dell’ evangelismo radicale (a partire dallo stesso Presidente) che ne formano l’ ossatura. E’ interessante notare come questa influente lobby che pure è minoritaria all’ interno del partito repubblicano e fra i parlamentari (ed un vecchio conservatore doc come Pat Buchanan non perde l’ occasione per azzannarli ) radicalizzi sistematicamente una tendenza già largamente presente nel discorso pubblico americano di unire la pretesa di supremazia politica ed economica quella di tutela dell’ ordine morale del mondo, facendosi missionari di una democrazia stranamente funzionale agli interessi economici delle multinazionali che finanziano generosamente l’ eterna campagna elettorale presidenziale. Altrettanto interessante è il rilievo per cui, accanto ai cristiani evangelici come Bush, la Rice ed Ashcroft (il fanatico Ministro della Giustizia autore delle leggi speciali antiterrorismo e dello scempio giuridico di Guantanamo Bay) siano molti nei posti chiavi dell’ Amministrazione gli ebrei che condividono un altrettanto forte visione chiliastica del ruolo dell’ America nel mondo, a partire dal vero ideatore della seconda Guerra del Golfo, il Sottosegretario alla Difesa Paul Wolfowitz, dal fanatico "consulente" islamofobo Daniel Pipes all’ ex portavoce della casa Bianca Ari Fleischer, autore fra l’ altro di alcune repliche insolenti agli appelli di pace di Giovanni Paolo II. Conseguenza logica è la quasi totale assenza di cattolici nell’ attuale Amministrazione, al punto tale che taluni affermano che alcuni aspetti del doloroso scandalo della pedofilia nella Chiesa cattolica statunitense siano stati manipolati e gonfiati ad arte dalla destra evangelica per indebolire il pericoloso concorrente spirituale e politico.

A ciò si aggiunga che i neo conservatori possono ispirarsi anche ad un filone culturale "laico" assai nobile che ha per ispiratore remoto Leo Strauss, ossia colui che ha messo in cattedra sia Brzezinsky come Kissinger, e che è il vero patrocinatore universitario dello stesso Wolfowitz, e che si basa su di una spregiudicata visione geopolitica del principio di potenza.

Il vero problema tuttavia non sono tanto le multiformi ideologie della destra, ma ciò che la sinistra vi contrappone, di qua e di là dall’ Oceano. In questo senso, evidentemente, il problema non è Kerry ma noi, a partire dalla lista unitaria, che anche in questo senso deve mandare dei segnali di discontinuità rispetto ad una persistente ideologia di stampo atlantista.

Questi anni non sono passati invano: il processo di osmosi fra le diverse forze sindacali ha stemperato i riferimenti culturali più marcati, in relazione con il cambiamento del quadro politico tradizionale e con la riscoperta del valore dell’ autonomia dai partiti e del primato della contrattazione. Nello stesso tempo cresce la consapevolezza della necessità di un quadro legislativo che non sia ostile agli interessi dei lavoratori, consapevolezza che per transenna sembra farsi largo anche nel mondo industriale: la liquidazione della disastrosa esperienza di D’Amato e la contemporanea elezione di Luca di Montezemolo alla guida sia della Confindustria sia del primo gruppo industriale italiano stanno a significare che la politica dello scontro totale in chiave pseudo- thatcheriana non è più considerata pagante.

L’ interesse all’ unità sindacale è un interesse dei lavoratori prima ancora che del centrosinistra, ma è fuor di dubbio che le forze democratiche e riformiste non possono rimanere indifferenti rispetto a questo processo, e debbono anzi cercare di favorirlo senza sognare cinghie di trasmissione o storici steccati.

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