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Il 24 novembre scorso il Coordinamento metropolitano milanese del Partito democratico (formato dagli eletti all’ Assemblea costituente nazionale e regionale di Milano e Provincia) mi ha eletto del tutto inaspettatamente suo Coordinatore.
Molti amici mi hanno chiesto come io viva questo richiamo al “servizio attivo” dalla “riserva” dove mi ero ritirato per sviluppare quell’attività di ricerca e di formazione che mi è sempre stata congeniale.
L’ ho vissuta come una sorpresa, indubbiamente, e poi come un ‘opportunità. Sono sempre stato un sostenitore dell’idea del Partito Democratico come approdo di un lungo percorso di convergenza fra le culture riformiste più significative del nostro Paese, quella cattolico-democratica, quella socialdemocratica e quella liberaldemocratica, e credo che in ciò mi abbia anche aiutato la mia lunga esperienza aclista. Ora mi trovo nella condizione privilegiata di poter iniziare, nel tempo che mi sarà concesso, un percorso di applicazione delle idee mie e di tanti altri nella realtà più dinamica del nostro Paese, una realtà in continua evoluzione che fin qui il centrosinistra non è riuscito ad interpretare fino in fondo.
Questo in particolare vale per una realtà complessa come quella dell’area metropolitana milanese, che presenta una serie di problemi di scala nazionale. Innanzitutto ci sono problemi di governo, nel senso che sembrano mancare gli strumenti istituzionali adatti per un governo del territorio e dei suoi problemi che sappia dare indirizzi e risposte chiare e nello stesso tempo salvaguardare quegli elementi di partecipazione e di corresponsabilità che vengono dal territorio e dalla società civile. Mi sembra che questioni come quelle dell’equilibrio fra gestione del territorio e tutela ambientale, politiche del lavoro e della formazione professionale, gestione dell’immigrazione come questione sociale ed economica e non in primo luogo come problema di ordine pubblico, senza toglier nulla alla questione altrettanto importante della sicurezza dei cittadini, tutte questioni peraltro che hanno un rilievo di carattere nazionale, non possano ricadere nella responsabilità di un singolo Comune, fosse anche quello di Milano, né in quello della Provincia così come si configura attualmente. Sono questioni metropolitane e vanno affrontate con un corrispondente modello di governo.
Certo, si intende, una risposta puramente istituzionale è ad oggi insufficiente, perché la migliore delle istituzioni serve a poco se non c’è dietro un’idea di città, anche di città metropolitana. Che cosa significa oggi immaginare Milano fra venti o trent’anni? Non è solo una questione di investimenti sul futuro o di sognare monumenti faraonici che servano a mantenere la memoria di qualche amministratore più o meno illuminato, ma quello della visione d’insieme che deve reggere l’impianto delle politiche amministrative. Una città vuol dire la gente che ci vive, che ci lavoro, che programma nella città l’avvenire suo e dei suoi figli, la possibilità di una vita a due, e quindi trasporti, scuole, case…Insomma spingere un po’ più in là l’orizzonte quotidiano, cosa che la destra che ha governato la nostra città per quindici anni si è ben guardata dal fare”.
E il Partito democratico in tutto ciò?
Il ruolo del PD è fondamentale come istanza di cambiamento, perché la politica ne sono sempre stato convinto- si cambia dal basso, dalla dimensione municipale, dalle istanze reali dei cittadini. Per quel poco o per quel tanto che mi sarà concesso cercherò di orientare l’azione mia e del partito in questo senso.
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