Una rosa sfiorita prematuramente
editoriale di aprile 2008 - di Giovanni Bianchi

E' difficile e persino presuntuoso fare pronostici su di una campagna elettorale tanto serrata come quella in corso: credo però di poter dire che fra coloro che risulteranno perdenti ad urne aperte vi sia il progetto politico che è andato sotto il nome di “Rosa bianca”, e che viceversa avrebbe dovuto essere una delle maggiori novità di questa tornata elettorale.

Intanto era apparsa già una scelta sgradevole quella del nuovo movimento politico di assumere per sé un nome che da quasi trent'anni era invece tenuto con onore dall' associazione di cultura politica fondata da Paolo Giuntella e da altri giovani gravitanti intorno alla Lega democratica di Scoppola e di Ardigò, poi presieduta a lungo da Giovanni Colombo ed ora da Grazia Villa: è stato spiacevole che abbia dovuto essere un'ordinanza giudiziaria a sancire ciò che avrebbe potuto e dovuto  essere ragionevolmente definito in altre sedi.

Ma è ovvio che i problemi sono più ampi, sia sotto il profilo concettuale che sotto quello politico. L'assunto di base da cui Savino Pezzotta ed i suoi amici fecero nascere l'idea originale del nuovo soggetto politico era quella di cercare, a fronte di quella che sembrava loro il soffocamento della voce libera e storicamente ricca di contenuti del cattolicesimo democratico e sociale all'interno del “calderone” del Partito democratico, e attesa l'impossibilità di far valere le proprie ragioni nel coacervo reazionario berlusconiano.

In questo senso, la scelta di un gruppo di persone che, sotto la regia del sagace sindacalista bergamasco, si sono progressivamente ritrovate intorno ad un progetto sociale e politico comune, di correre in solitaria al di fuori dei due principali schieramenti ha finito anche per attirare una certa attenzione, non foss' altro, e torniamo a quanto detto sopra, per la ricerca di una originalità di proposte politiche a fronte di quella che pareva un progressivo avvitamento del sistema politico su se stesso che ha trovato la sua scoraggiante sintesi nelle scene da osteria a cui alcuni componenti della Camera Alta della Repubblica (quella, per intenderci, dove sedettero a suo tempo Benedetto Croce, Carlo Sforza, Umberto Terracini e Luigi Sturzo) si sono abbandonati dopo la caduta del Governo Prodi.

Era per questo che, nel suo editoriale sul numero 3 del 2008 di “Aggiornamenti sociali”, padre Bartolomeo Sorge poteva salutare nella “Rosa per l'Italia” -alla fine il nome prescelto era questo- una delle due novità della politica italiana in quanto ambedue capaci di mobilitare energie nuove intorno ad un progetto originale. Ma i problemi iniziavano subito nel momento in cui al gruppo originario di Pezzotta venivano ad unirsi Bruno Tabacci e Mario Baccini, transfughi dall' UDC cui rimproveravano (in primo luogo, ovviamente, al patron Pierferdinando Casini) di non essere in grado di rompere fino in fondo con Berlusconi dando seguito alle aspirazioni autonomistiche del centro cattolico.

Tuttavia, mentre Pezzotta teneva ferma l'ipotesi terzaforzista, Baccini, che era stato Ministro di Berlusconi senza mostrare particolari patemi d'animo, si affannava a dire che se mai la “Rosa” avesse cercato un'interlocutore sarebbe stato soprattuto a destra.

Nel frattempo tuttavia Casini, subita anche la scissione del gruppo più organicamente “berlusconiano” dell' UDC guidato da Giovanardi, si trovò di fronte al diktat del Cavaliere: o rientrare nel neonato “Popolo delle libertà” sacrificando lo storico simbolo dello scudo crociato o correre da solo. Più per disperazione che per  convinzione l'ex Presidente della Camera scelse la seconda strada, e a quel punto quasi inevitabilmente venne a porsi il problema di una possibile convergenza fra il progetto di Casini e quello di Pezzotta e dei suoi amici.

In sostanza, la lista elettorale che ne è uscita, che ha assunto il nome di Unione di centro e si pone sotto il simbolo dello scudo crociato ed il nome di Casini, con quattro candidature “sicure” riservate agli uomini della “Rosa” , fra cui Baccini e Tabacci freschi transfughi dall' UDC, cui si aggiunge il transfuga dal PD Ciriaco De Mita, e che vede come capolista in Sicilia il ben noto Totò Cuffaro non può onestamente essere considerata il nuovo che avanza.

Se ne sono resi conto due veri  cattolici democratici come Alberto Monticone e Gerardo Bianco, che hanno subito lasciato il progetto; soprattutto se ne è reso conto lo sponsor originario padre Sorge, che ha dovuto prendere atto di come l'idea originaria dei suoi amici sia stata immediatamente affossata dall'abbraccio con un soggetto politico molto “vecchio” quale è quello di Casini, che ha appoggiato tutti i malestri del Governo Berlusconi nel quinquennio 2001-2006, nessuno escluso, costringendo Marco Follini a lasciare prima la Segreteria e poi il partito a seguito della liquidazione della sua posizione assai più dignitosa.

Ma a mio giudizio il problema è più radicale nel senso che, ad onta delle buone intenzioni di Pezzotta e di alcuni altri, ad essere sbagliata era l'impostazione di fondo, in quanto lo si voglia o no l'idea di base della “Rosa” consisteva nella possibilità di far nascere, sia pure in una forma nuova, un soggetto politico centrista e scopertamente anti – bipolare nel momento stesso in cui la tendenza generale sembra essere addirittura di tipo bipartitico. A ciò si aggiungeva una volta di più, e anche alcune infelici uscite di settori del mondo ecclesiastico parevano accreditarlo, una nostalgia per il bel tempo andato non della Rosa ma della Balena bianca che, al di là di ogni valutazione di tipo storico, appare marcata da sostanziale disattenzione a quella progressiva secolarizzazione dell'offerta politica che ormai è stata registrata e fatta propria anche da parte della Gerarchia, come ha dimostrato il comunicato finale dell'ultimo Consiglio permanente della CEI.

Quanto meglio sarebbero impiegate queste forze se venissero utilizzate ad ampliare e far crescere lo spazio propositivo dei cattolici democratici nel PD, dove essi stanno non come soci di minoranza ma come fondatori e partecipi a pieno titolo di un progetto comune!

In ogni caso, non è mai troppo tardi.

torna su