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L’assegnazione dell’ organizzazione dell’ Esposizione universale del 2015 a Milano è stata giustamente salutata come una vittoria complessiva del “sistema Italia” e del “sistema Milano”, anche se si sono levate alcune voci dissonanti, forse un po’ troppo condizionate da esigenze di campagna elettorale.
Indubbiamente Expo 2015 mobiliterà ingenti risorse economiche, movimenterà grandi masse di persone sia nella fase di preparazione che in quella dell’effettiva celebrazione dell’avvenimento, ma sarebbe un errore ridurre l’insieme della questione al pur importante dato economico e infrastrutturale ( nuovi posti di lavoro, nuovi interventi urbanistici, diverso assetto dello spazio cittadino e dell’hinterland…).
Infatti, Expo può essere un’occasione privilegiata per le istituzioni e per le forze sociali ed imprenditoriali dell’area milanese per una riflessione più generale sul sistema decisionale che presiede alla programmazione e alla gestione degli interventi complessi che, per forza di cose, coinvolgeranno responsabilità istituzionali che il nostro ordinamento conferisce a soggetti ed Enti diversi, e che dovranno essere coordinate in termini organici e coerenti rispetto all’interesse generale dei cittadini e alla buona riuscita dell’evento.
Si tratterebbe, quindi, di immaginare un’Autorità che abbia poteri di coordinamento ma anche di intervento diretto, che prevede ovviamente un ruolo specifico dello Stato in cabina di regia ma affidi alla capacità della Regione e degli Enti locali la gestione sistematica dei progetti che sono stati elaborati e di quelli che lo saranno negli otto anni che ci dividono dal grande appuntamento.
Più in generale, Expo 2015 potrebbe essere l’occasione per riflettere a che punto sia il processo ormai necessario di organiche collaborazioni fra Enti locali che non debbono essere considerate come nuove macchinette mangiasoldi secondo una vulgata giornalistica assai diffusa, ma piuttosto come l’occasione di superare la frammentazione e la parcellizzazione degli interventi in un contesto in cui le risorse per gli Enti locali vanno progressivamente restringendosi e la collaborazione diventa un asset strategico, una necessità e non un lusso.
Sono indicative in questo senso alcune iniziative in atto in altri Paesi dell’ Unione europea, ed in particolare in Francia, un Paese che ha una tradizione municipale radicata quanto la nostra, con un numero di Comuni che è quasi quattro volte il nostro ( circa 36mila, contro i circa 8 mila italiani) e che ha dovuto fare nel corso degli anni di necessità virtù, superando le derive campanilistiche con una politica associativa diffusa che si basa sulla cessione di funzioni specifiche dei Comuni ai nuovi soggetti associativi.
Uno degli esempi più eclatanti è quello dell’associazione definita Plaine Commune , che comprende otto Comuni del Dipartimento della Seine - Saint Denis , nell’immediato hinterland parigino, colpito e quasi devastato negli anni Ottanta da una crisi industriale di prima grandezza che ha causato la chiusura di grandi stabilimenti, la diffusione della disoccupazione ed un drammatico peggioramento della qualità della vita nello spazio urbano. A partire da quegli anni alcune Amministrazioni comunali, cui se ne aggiunsero progressivamente altre, svilupparono l’idea di uno strumento associativo che si è visto progressivamente conferire delle competenze sempre più pregnanti in materia di gestione del territorio, ambiente, qualità della vita, trasporti urbani, sviluppo economico, collocamento e politiche del lavoro, costruzione di impianti sportivi e di spazi comunitari. Per far ciò l’ associazione ha potuto godere, come del resto tutte le altre iniziative organiche di questo tipo sul territorio francese, dei finanziamenti previsti da leggi specifiche, ed ha saputo utilizzare al meglio gli interventi straordinari come quelli derivati dai Mondiali di calcio del 1998 e da quelli di rugby del 2007, che trovano il loro simbolo più evidente nel gigantesco Stade de France, che non è solo la sede delle grandi partite della Nazionale di calcio o di palla ovale, ma anche di grandi eventi musicali di massa. Tali interventi, peraltro, si sono suddivisi beneficamente sul territorio, e l’insieme delle città aderenti al Plaine Commune, a partire dal capoluogo Saint Denis, stanno subendo una forte opera di ammodernamento edilizio, tale da permettere lo spostamento di decine di migliaia di persone da situazioni degradate o insufficienti per i nuclei familiari in nuovi spazi bonificati, in parte di residenza privata, in parte di residenza sociale, destinando le aree liberate a nuovi utilizzi di tipo produttivo. Realizzato il trasferimento delle persone, il Comune e l’Associazione intercomunale provvederanno per qualche tempo alla presenza in zona di animatori sociali per permettere l’integrazione dei residenti nel nuovo spazio urbano.
Naturalmente non si vuole qui accreditare ad ogni costo una situazione idilliaca, anche perché vi sono persistenti problemi soprattutto sulla gestione della dimensione metropolitana dell’area parigina, e del resto vi sono significative differenze rispetto alla realtà italiana, a partire dal ruolo quasi esclusivo assunto dall’iniziativa pubblica che non è immediatamente trasmissibile nella realtà del nostro Paese laddove invece vi è una forte presenza delle realtà associative e di Terzo settore.
Tuttavia questa e molte altre consimili esperienze dimostrano almeno due cose. La prima è che è ben possibile realizzare forme di collaborazione strategica e pratica fra realtà istituzionali affini anche se magari di orientamento politico diverso- al di fuori delle strette previsioni di legge (si pensi a quello strumento assai poco utilizzato del Testo unico degli Enti locali che è l’ Unione di Comuni), ma che ciò è impossibile nel momento in cui la legge dello Stato ( o magari, nel caso italiano, quella regionale) non indichi e garantisca delle fonti certe e realistiche di finanziamento. La seconda è che anche i grandi eventi, come Expo 2015, possono essere messi al servizio permanente delle realtà territoriali non solo per costruire monumenti di richiamo universale sul modello della Torre Eiffel (che non a caso venne costruita in occasione dell’ Esposizione universale del 1889…), ma anche per dare nuove opportunità di una gestione equilibrata e socialmente equa dello spazio territoriale nelle grandi realtà urbane, riprendendo necessariamente in mano il dossier delle Città metropolitane.
Anche su questo il Partito Democratico, ed in particolare i suoi amministratori locali, dovrà dimostrare la qualità delle sue proposte e della sua capacità di governo.
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