Negli stessi giorni in cui il Parlamento approvava in via definitiva un cosiddetto “pacchetto sicurezza” largamente inapplicabile e probabilmente incostituzionale, veniva riportata con poche note di cronaca la notizia dell'arresto del Direttore reggente le sedi dell' Ispettorato del Lavoro di Mantova e Piacenza, accusato dagli inquirenti (con tanto di intercettazioni ambientali e registrazioni, strumenti d'indagine evidentemente non inutili) di avere accettato somme di denaro da industriali locali contro la promessa di rendere loro noto in anticipo quando l'Ispettorato da lui diretto avrebbe visitato le loro aziende, con evidente pregiudizio di quel fattore sorpresa su cui si basano tali ispezioni per essere credibili.
Tutto questo in un Paese, il nostro, in cui nel primo quadrimestre dell'anno corrente sono morte sul lavoro 162 persone, contro le 177 dello stesso periodo dello scorso anno: dei morti 2009, 50 erano impiegati nel settore edilizio, 38 nell'agricoltura, 23 nell'industria e 13 nell'autotrasporto, il resto in vari altri settori. Perchè l'elenco non sembri asettico, occorre dire che dietro quei numeri ci sono delle persone, e che molte di esse erano spesso l'unico sostentamento della loro famiglia, e che le condizioni in cui lavoravano erano spesso inaccettabili. Da rilevare altresì come il triste primato dei morti (ma anche dei feriti, spesso gravi e resi disabili al lavoro dagli incidenti subiti) spetti a due settori come quelli dell'edilizia e dell'agricoltura in cui la presenza del sindacato è pressochè rarefatta, a differenza dell'industria, ed in cui vi è un alto tasso di irregolarità se non di inesistenza dei contratti, e delle correlate norme di sicurezza, dovute anche al largo utilizzo di manodopera straniera, spesso clandestina.
Da notare che, mentre questa vera e propria strage silenziosa va quotidianamente in atto, il Governo sta cercando in ogni modo di correggere il testo del decreto legislativo 81/08, uno degli ultimi atti del Governo Prodi, con cui si ponevano vincoli severi per la sicurezza sul luogo di lavoro. Il 26 giugno scorso, infatti, Camera e Senato hanno votato i rispettivi pareri, con la maggioranza che ha dato un sostanziale via libera alle proposte governative, le quali peraltro sono state nemmeno tanto velatamente sollecitate dalla Confindustria.
E' difficile fare un discorso a chi pensa che il tema della sicurezza sul lavoro sia questione secondaria, ovvero che la prevenzione rientri fra quei “lacci e lacciuoli” di cui ci si vorrebbe liberare in vista delle magnifiche sorti e progressive di un Paese in cui la crisi, come ci ripete continuamente il nostro Premier, se pure c'è stata ora è abbondantemente passata. Nello stesso tempo, non si può non rilevare come non solo episodi di malaffare simili a quello citato in apertura, ma anche una politica di sistematico disinvestimento dalle questioni della sicurezza e , latamente, dei diritti del lavoratore sul posto di lavoro, abbia contribuito a rendere largamente insufficiente l'attività degli Ispettorati del lavoro sul territorio nazionale, ad onta dell'alta professionalità e del senso del dovere della più parte dei funzionari.
Tuttavia una questione rimane aperta, ed è tutta nel campo del PD, molti dei cui dirigenti sembrano in effetti soffrire di un qualche complesso di inferiorità rispetto alla destra sulla questione della sicurezza. Ora, la sicurezza è solo e tutta nelle questioni di ordine pubblico? Ovvero non esiste anche un'altra sicurezza, correlata all'integrità della persona, alla sicurezza del e sul posto di lavoro, ai diritti conquistati dai lavoratori con tanti sacrifici? Davvero non c'è più spazio in politica per queste questioni? E nel congresso del PD non ci sarà spazio, magari un ritaglio di tempo, per discuterne?