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Editoriali 2009
La fine dell'innocenza (dicembre)
Venerdì 12 dicembre 1969, ore 16.37. Un pomeriggio come tanti, a Milano, nel periodo frenetico fra Sant’Ambrogio e Natale che viene riempito con le ultime faccende dell’anno da chiudere, con le preoccupazioni per i regali e per le strenne, con la verifica dei conti e con la speranza di un anno migliore. Una banca è forse uno dei posti di osservazione più interessanti di questa frenetica attività, soprattutto in quel periodo in cui l’apertura pomeridiana delle banche durava fino a tardi; la Banca Nazionale dell’Agricoltura, in particolare la sua agenzia di Piazza Fontana, di lato all’Arcivescovado, in un palazzone che fino agli anni Trenta aveva ospitato gli uffici del Tribunale di Milano, lo era ancora di più perché era il luogo in cui gli agricoltori, i sensali di bestiame e quelli di granaglie si ritrovavano per la chiusura settimanale dei loro affari, grazie anche alla vicinanza (allora) della sede del Consorzio agrario
Il dilemma del cattolicesimo democratico (novembre)
La fine della lunga stagione democristiana era stata vissuta in non pochi ambienti cattolici come un'occasione di chiarificazione, o addirittura come una sorta di disgelo all'indomani dell'irrigidimento dei fronti culturali e politici determinato dalla guerra fredda e dalla dialettica pietrificata fra DC e PCI che riassumeva in sé le contraddizioni di un Paese in cui il lato destro dello schieramento politico era occupato da un partito la cui classe dirigente non si sentiva (e non era) di destra né conservatrice, e quello sinistro da un partito che si dichiarava comunista, che manteneva dei legami se non altro sentimentali con le dittature orientali e che tuttavia governava con una prassi schiettamente riformista, e perfino socialdemocratica, nei territori dove gli era permesso di governare. Di alternanza al Governo del Paese non se ne parlava, perchè le condizioni interne e soprattutto quelle internazionali non lo permettevano: si trattava di un meccanismo consolidato, ed il cadavere di Aldo Moro, come qualche anno prima le bombe da piazza Fontana in poi, servivano da monito agli sconsiderati che volessero metterlo in discussione.
La dottrina di Obama (ottobre)
La novità dell'arrivo di Barack Obama alla guida degli Stati Uniti, al di là della di per sé sconvolgente novità indotta dalla, per così dire, discontinuità razziale, si misura come è ovvio non solo nell'ammirazione della retorica del nuovo Presidente, che peraltro è stato uno degli elementi cardine della sua vittoria insieme alla somma dei fallimenti repubblicani in politica interna ed estera e alla inaudita gravità della crisi economica, ma sulla sua capacità di agire sulle questioni emergenti nell'agenda interna ed internazionale. Per quanto possa sembrare strano, il principio dell'universalità della copertura dei servizi medici di base per tutti i cittadini, che in Europa è pacifico ed assodato, negli USA può suonare ostico ad orecchie abituate alla diffidenza nei confronti dello Stato, rendendo così comprensibile l'altrimenti incongrua accusa di “socialismo” che gli avversari della riforma lanciano contro Obama.
Teddy & his brothers (settembre)
Logicamente parlando, la fascinazione che il clan dei Kennedy ha esercitato su gran parte dell’opinione pubblica statunitense ed occidentale, in particolare nell’area progressista e democratica, appare a prima vista poco comprensibile. Una famiglia di ricchi, con una ricchezza originata da un discutibile pater familias (lo diceva già il vecchio Presidente Truman: “il problema con i Kennedy non è il Papa, ma il papà”) con metodi ancor più discutibili, la tendenza sistematica a violare le regole o a reinventarsele a proprio uso e consumo, la disinvoltura nell’approccio alla politica, la pretesa di giocare sempre e comunque per vincere mettendo il risultato al di sopra di ogni altra cosa, etica compresa…
La carità nella verità (agosto)
Sul particolare statuto della dottrina sociale della Chiesa (DSC) rifletté a lungo, nei suoi ultimi anni di vita, il compianto amico Edoardo Benvenuto, forse il maggiore teologo laico che la Chiesa italiana abbia avuto nel XX secolo, in termini che non sempre piacquero all'ufficialità ecclesiastica. La successiva ripresa dello stesso concetto di DSC operato da Giovanni Paolo II nella sua famosa allocuzione alla II Conferenza generale della Chiesa latinoamericana a Puebla (1979) veniva interpretata da Benvenuto come un tentativo di esorcizzare il timore dei possibili inquinamenti marxisti nella Teologia della liberazione, e questo approccio difensivo emergeva secondo lui nei testi successivi almeno fino al 1989. La fine dello storico avversario imponeva un ripensamento che del resto lo stesso Papa polacco aveva abbozzato ricollocando la DSC nell'ambito della teologia morale, quindi sottraendola ad ogni tentazione di applicazione (ed appropriazione ....) politica immediata.
A proposito di sicurezza (luglio)
Negli stessi giorni in cui il Parlamento approvava in via definitiva un cosiddetto “pacchetto sicurezza” largamente inapplicabile e probabilmente incostituzionale, veniva riportata con poche note di cronaca la notizia dell'arresto del Direttore reggente le sedi dell' Ispettorato del Lavoro di Mantova e Piacenza, accusato dagli inquirenti (con tanto di intercettazioni ambientali e registrazioni, strumenti d'indagine evidentemente non inutili) di avere accettato somme di denaro da industriali locali contro la promessa di rendere loro noto in anticipo quando l'Ispettorato da lui diretto avrebbe visitato le loro aziende, con evidente pregiudizio di quel fattore sorpresa su cui si basano tali ispezioni per essere credibili.
Il disarmo morale (giugno)
Non metterebbe veramente conto di doversi occupare di una spiacevole storia di ragazzine sprovvedute, di genitori troppo ambiziosi e soprattutto di ricchi e potenti signori incontinenti se, per l'appunto, solo di questo si trattasse. Una vicenda del genere meriterebbe di rimanere confinata nella dimensione privata o al massimo nella cronaca rosa se non finisse, da un lato, per investire pesantemente le responsabilità pubbliche di un ricco e potente signore e, dall'altro, se non mettesse in evidenza lo scadimento, starei per dire il disarmo della coscienza morale di questo Paese.
Uomini di fede (maggio)
Il 16 maggio prossimo si terrà a Firenze una sorta di “convocazione” di cattolici italiani per riflettere sul tema “Il Vangelo che abbiamo ricevuto”. Non è un incontro di dissenzienti come quelli che si verificavano a cavallo degli anni Sessanta e settanta , e che pure riflettevano un malessere oggettivo a cui, erroneamente, si volle dare una veste di ordine ideologico declinata in senso ecclesiale o politico. No, nella lettera aperta che invita all’incontro i firmatari, che vanno da Maria Cristina Bartolomei ad Alberto Melloni, da Giovanna Cella a Fulvio De Giorgi, dall’indomito novantenne Camillo De Piaz a don Giovanni Nicolini, apostolo dei disperati di Bologna, non bandiscono una qualche “contro crociata”, e nemmeno intendono abbandonarsi ad uno sterile lamento nei confronti di una Gerarchia ecclesiastica sorda agli appelli della base.
Il PD e le sue sfide (aprile)
L’ elezione di Dario Franceschini alla segreteria del Partito Democratico (non come reggente, ma come Segretario a pieno titolo) era in qualche misura ovvia alla luce della situazione determinata dalle dimissioni di Veltroni e dall’incalzare degli avvenimenti politici, che in agenda prevedevano a brevissima scadenza (all’inizio di giugno, ma quattro mesi in politica sono nulla) le elezioni europee e un impegnativo turno di elezioni amministrative. In queste condizioni, la pur comprensibile richiesta di un percorso congressuale o di nuove primarie non teneva conto della tempistica, implicando un dilatarsi dei tempi che invece le scadenza fissate non consentivano. Senza contare che gli appuntamenti politici e legislativi, l’ urgenza di tener testa alla ormai dilagante tracotanza del Governo e dei suoi sodali richiedevano di necessità la presenza di una guida riconosciuta di quello che rimane il maggior partito di opposizione.
Una cultura per il Partito Democratico (marzo)
Nel dibattito pubblico attuale, soprattutto dopo la grande disputa che divise giusnaturalisti e positivisti all'indomani della Seconda guerra mondiale e che vide schierati fra il 1950 ed il 1953 uomini come Carnelutti, Capograssi, Bobbio e Scarpelli, il concetto di diritto naturale sembra ormai sopravvivere solo all'interno dei sistemi filosofici e giuridici di netta matrice confessionale, più esattamente fra i cattolici. Nello stesso tempo, i settori più avvertiti ed anche i più autorevoli della dottrina cattolica sono disponibili ad ammettere che il diritto naturale, almeno nella concezione tradizionale, è uno “strumento inefficace”, pur rimanendo “la figura argomentativa con cui la Chiesa cattolica richiama alla ragione comune nel dialogo con le società laiche e con le altre comunità di fede” (J.Ratzinger).
I liberi e i forti (febbraio)
Non tutti gli anniversari vengono celebrati allo stesso modo, spesso alcuni di essi vengono dimenticati perché il significato che assumono è distorto rispetto alla realtà a cui rimandano. Qualcosa del genere sembra essere accaduto con l’anniversario della costituzione del Partito Popolare Italiano avvenuta il 19 gennaio 1919, novant’anni fa, solo due mesi dopo la fine della Prima guerra mondiale, e che lo storico liberale Federico Chabod valutò come il fatto più notevole del Ventesimo secolo. In effetti ben pochi hanno commentato tale evento, se si escludono alcuni interventi di maniera dei tanti partitini che si richiamano all’eredità democratico cristiana, dall’ UDC in giù.
Ai tempi di Papa Giovanni (gennaio)
L'annuncio della convocazione di quello che poi fu il Concilio ecumenico Vaticano II arrivò a sorpresa il 25 gennaio 1959, giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la festa della conversione di San Paolo, e proprio nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura si trovava il Papa Giovanni XXIII quando diede al mondo quell'annuncio sconvolgente. Sconvolgente, potremmo dire, in primo luogo per chi aveva voluto e favorito qualche mese prima l'ascesa al soglio pontificio dell' ormai anziano (78 anni) Patriarca di Venezia considerandolo come una figura di transizione di non spiccata personalità.
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