|
Editoriali 2012
La Lega e il partito personale (aprile)
Nei giorni del commiato di Umberto Bossi dalla guida della Lega Nord e forse anche dalla politica attiva (ma non si può mai sapere con uno così) sarebbe maramaldesco infierire su di una persona malata e ferita negli affetti più personali dalla slealtà delle persone che gli stanno attorno. Un rilievo tuttavia va fatto, e concerne la particolare natura del movimento leghista, che, prima ancora e per certi versi più ancora di Forza Italia è stato un partito eminentemente personale, nel senso che si è costruito e plasmato intorno alla personalità del suo leader.
Democratici, basta la parola! (marzo)
Discutere di questioni ideologiche in una fase in cui si susseguono avvenimenti drammatici e in presenza di una grave crisi economica e sociale agli occhi dell'opinione pubblica appare immediatamente come una grave perdita di tempo ed un infallibile segnale di indifferenza alle questioni reali, simile a quella di quei teologi bizantini che disputavano sul sesso degli angeli mentre la loro città subiva l'assedio finale degli Ottomani (e lasciamo stare che la cosa non sembra essere storicamente vera). Così, il dibattito sulla cultura politica del Partito Democratico e sulla presenza di una corrente che ne vorrebbe fare una sorta di filiale italiana del socialismo europeo ha fatto partire uno di quei dibattiti che ci deliziano (si fa per dire) da troppo tempo, e che sembrano fatti apposta per rilanciarsi gli uni gli altri posizioni stereotipe che caricaturizzano quello che invece sarebbe un dibattito davvero importante se si volesse andare al nocciolo della questione. Ed il nocciolo della questione è: che cosa esiste a fare il Partito Democratico nell'Italia di oggi?
Il salmista e il filosofo (febbraio)
E’ impressionante pensare che da vent’anni dobbiamo convivere con l’assenza di David Maria Turoldo ed Ernesto Balducci, che la voce del nuovo salmista e quella del filosofo dell’uomo planetario non ci accompagnino più se non attraverso i loro libri e le registrazioni raccolte nel corso delle loro formidabili esistenze. E tuttavia quest’assenza non è reale, perché il messaggio di Davide e di Ernesto continua a correre nella memoria e nell’impegno di chi fu loro amico o anche solo incrociò il loro cammino di fede e di ricerca
L'abitudine al male (gennaio)
Uno degli effetti principali della diffusione sistematica dei mezzi di comunicazione di massa prima i giornali, poi progressivamente la radio, la televisione ed ora internet è quello di trasferire in tempo reale le vicende accadute nei luoghi più remoti nella familiarità della dimensione quotidiana di persone che possono essere più o meno interessate a quanto in quel preciso momento sta accadendo in Iraq, in Palestina o nel Darfur. Infatti, se è aumentata la possibilità di accedere a poco prezzo a fonti di informazione plurime, le quali tuttavia sono sottoposte ad accurata selezione alla fonte sulle notizie da dare e sul modo in cui darle (ma questo è un altro discorso, che ci porterebbe troppo lontano), nello stesso tempo l’irruzione delle notizie provenienti dal vasto mondo nella nostra quotidianità producono un effetto di assuefazione ben reso dall’immagine della famigliola che, udendo dell’ultimissima strage operata da kamikaze per le vie di Baghdad o di Kabul, continua tranquillamente a consumare la cena una scena di raggelante cinismo, ovvero di diffusa indifferenza.
|
|
|
|
|